La manifestazione
Fotografie e parole in viaggio nel tempo
Ancora 14 schede per ripercorrere i luoghi dell’alluvione tra passato e presente: ecco il programma completo
Ventuno tappe, tante quante al Giro d’Italia, per attraversare Grosseto e cinquant’anni di storia: è il viaggio nei luoghi e nella memoria della grande piena organizzato dal Tirreno in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione.
Sin da mercoledì scorso, tutti i giorni tranne la domenica, comprando il giornale in edicola i lettori ricevono in regalo una scheda. Nella scheda due immagini, entrambe firmate dall’agenzia fotografica Bf: una arriva dal novembre del 1966, l’altra dall’estate- autunno del 2016; ed entrambe fermano lo stesso luogo a mezzo secolo di distanza. Un angolo di città martoriato dal disastro e lo stesso angolo oggi. Il tutto accompagnato da brevi testimonianze, dai racconti di chi c’era raccolti e trascritti dal poeta grossetano Luca Bonelli.
Oggi siamo al primo dei tre giri di boa: la settima scheda ci porta in via Saffi, nella parte iniziale, quella si imbocca voltando a destra subito dopo essere entrati in centro storico da Porta Vecchia. Rifugiatesi ai piani alti, dalle finestre di una palazzina e dalla terrazza dell’albergo ristorante Leon d’Oro, decine di persone assistono attonite alla devastazione. “La piena, la piena, arriva la piena”, gridava qualcuno correndo all’impazzata, e quel grido è ancora impresso nel cuore e nella mente di Sandra Banchi, per decenni titolare della storica locanda di via San Martino chiusa nel 2005.
Ma il viaggio non finisce qui. Domani approderemo in via Cesare Battisti, la grande arteria che gira intorno a una parte delle mura, dove si ebbero danni tra i più gravi per la piena. Venerdì via San Martino, già nel ‘66 fiorente di negozi, tutti azzerati da acqua e fango. Sabato via Ferrucci, per ritrovarci – cinquant’anni dopo davanti allo stesso cancello – i “tre ragazzi meravigliosi” che spalavano il fango e che Pilade Rotella e Luciano Bianciardi trasformarono in una delle immagini simbolo dell’alluvione.
La settimana nuova, da lunedì, si aprirà con un’impressionante veduta dall’alto del grande lago in quella che oggi è piazza Esperanto, la piazza del mercato. Quindi piazza Lamarmora, col Seminario vescovile sullo sfondo “a galla” come un palazzo veneziano e un ricordo di don Franco Cencioni. E ancora via Ximenes, la caserma dei vigili del fuoco di via Senese, viale Telamonio e il Ponte dei Macelli – ancora oggi perennemente sott’acqua ogni volta che piove; e via de’ Lavatoi, percorsa in quei giorni da file di gommoni e battelli improvvisati.
La terza e ultima settimana ci porterà, lunedì, di nuovo in piazza Lamarmora, in un cimitero di auto accartocciate nell’imbuto del “sottopasso del Lazzaretto”; il giorno dopo in via Pietro Aldi, la via verso il mare che l’alluvione trasformò in un mare. Quindi ancora a Porta Vecchia e a piazza del Sale, ferita a morte con i suoi negozi; quindi in piazza de Maria, dove l’acqua raggiunse uno dei livelli più alti ancora oggi “segnato” da tre lapidi sulle Mura. E infine sui binari della ferrovia, distrutti dalla forza del fiume impazzito: il luogo dove tutto – come infrangendosi su una diga – quel giorno si fermò.
Ventuno tappe, ventuno schede da custodire nel raccoglitore che il Tirreno ha regalato venerdì scorso. E che, come eventuali schede arretrate, può essere richiesto al proprio edicolante: nel giro di un paio di giorni il Tirreno ve lo farà avere in edicola.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
