Il Tirreno

Grosseto

Volantini a luci rosse, due donne sotto processo

di Pierluigi Sposato
Volantini a luci rosse, due donne sotto processo

Accusate di diffamazione le mogli separate di uomini abitanti in un paese. Riferimenti sessuali a mo’ di filastrocca anche nei confronti di una terza persona

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GROSSETO. Una mattina del marzo 2014 erano comparsi, in vari punti di un paese dell’entroterra maremmano, dei volantini scritti con il normografo in cui, a mo’ di filastrocca, si parlava delle vicende relative a «un ladrone, un dementone e un ubriacone».

Nei volantini lasciati in punti strategici del paese venivano narrate in rima storie boccaccesche, di cui i tre - con alcuni dettagli anche in relazione alla vita politica e di lavoro - si sarebbero resi protagonisti. I nomi non c’erano ma, data la ristrettezza del luogo, le vittime si erano subito riconosciute; anzi, i riferimenti erano talmente precisi che i tre potevano essere facilmente riconoscibili anche da altre persone. Autonomamente, poi, quella mattina stessa i carabinieri avevano compiuto accertamenti perché i volantini erano stati ritrovati sul luogo di lavoro, mentre un altro era stato trovato sul parabrezza di un’amica di uno dei tre. Un altro ancora era stato recapitato per posta alla figlia di un altro dei tre.

Per questi volantini ritenuti diffamatori sono finite sotto processo due donne, una sessantenne e una cinquantenne. Si tratta delle ex mogli di due degli uomini cui i volantini farebbero riferimento. Un processo che si è aperto ma che è stato subito rinviato perché uno dei legali ha rinunciato al mandato in favore di una delle due imputate. E una volta che il dibattimento sarà avviato dovranno essere ascoltati i tre uomini che si sono sentiti diffamati, due carabinieri, e un’altra decina di persone, tra quelle abitanti del paese o comunque coinvolte nella storia a metà tra la vendetta e le luci rosse.

Quel giorno di marzo, uno dei tre uomini era andato dai carabinieri spiegando che alcuni mesi prima aveva iniziato la procedura di separazione ma che i rapporti erano tesi: era stato lui stesso a spiegare di sospettare della moglie. Della presenza del volantino era stato avvertito al citofono da un amico (anch’egli fra i tre che si sono sentiti diffamati - il terzo è un libero professionista, nei volantini ce n’è anche per lui) la mattina alle 7. Dalla lettura, aveva aggiunto, erano chiari i riferimenti a sé, anche per la citazione di una denuncia subita (ne sarebbe stata a conoscenza solo la ex moglie), anche per i riferimenti alla relazione con una straniera, anche per le illazioni riferite a certi regali di biancheria intima che avrebbe fatto sul posto di lavoro (e di cui una dipendente si era lamentata a suo tempo). Lo stesso querelante aveva indicato che la sua ex moglie potrebbe essere stata aiutata dalla ex moglie dell’amico che lo aveva avvertito.

Il processo, che si tiene davanti al giudice Giovanni Muscogiuri, non avrà tempi brevi per arrivare alla sentenza: la prossima udienza, la prima per sentire i testimoni, si terrà ad aprile 2018.

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