Il Tirreno

Grosseto

Furto di uno zaino dalla Concordia Tecnici sotto accusa

di Pierluigi Sposato

Giglio: in quattro sono imputati anche di violazione dei sigilli L’allarme era stato dato grazie alle videocamere a bordo

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ISOLA DEL GIGLIO. Cercavano un souvenir, qualcosa da portare a casa. E l’avevano anche trovato: una piccola borsa con il logo di Costa Crociere. Ma non solo non potevano portarla via ma per fare ciò erano anche entrati in zona off limits.

Furto in concorso e violazione dei sigilli apposti dalla Procura sono le accuse mosse a tecnici stranieri, tutti dipendenti di Titan Micoperi, che nel 2013 erano al lavoro sulle piattaforme per i lavori di recupero della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012. David John Freeburn, inglese di 46 anni, e Sean Ruddy, irlandese di 38 anni, sono accusati specificamente del furto, avvenuto nella notte dell’8 novembre 2013, sul ponte 8. Entrambi sono accusati della violazione dei sigilli (la nave era stata posta sotto sequestro il 15 gennaio 2012); la medesima accusa (senza però alcun furto) è stata formulata nei confronti di Melvin Lotter, sudafricano di 29 anni, e Johannes Hendrik Venter, connazionale di 31 anni.

A incastrarli erano state le immagini dell’impianto di videosorveglianza installato a bordo della nave naufragata. Era stata proprio la security a chiamare i carabinieri di Isola del Giglio, poco prima delle 4 del mattino, chiedendo ai militari di salire a bordo: lì erano stati mostrati loro i video in cui si vedevano due persone salite sul ponte 8. I carabinieri erano andati subito dopo sulla piattaforma Liguria e avevano identificato subito le due persone ritratte dall’obiettivo e isolate con dei fermoimmagine: si trattava di Freeburn e di Ruddy. Il primo non aveva avuto alcuna difficoltà ad ammettere di essere salito a bordo e, anzi, aveva consegnato spontaneamente la borsa di colore nero. «L’ho presa sul ponte 8, cercavamo dei souvenir».

Nel frattempo la sala operativa della security aveva proseguito il lavoro scorrendo le immagini precedenti immortalate dalle telecamere. E avevano scoperto che altre due persone erano salite sulla nave sottoposta a sequestro, in orari differenti. Così i carabinieri erano tornati sulla stessa piattaforma e avevano messo a confronto le nuove immagini con i volti dei presenti quella notte: avevano così individuato Lotter e Venter. I militari avevano poi proceduto alle perquisizioni, senza trovare comunque altri oggetti che potevano essere stati portati via dalla nave. Avevano scattato foto della borsa messa sotto sequestro e l’avevano allegata alla comunicazione di reato insieme ai fermoimmagine ricavati dai video.

Sono stati proprio questi fermoimmagine l’oggetto dell’attività che si è svolta ieri mattina davanti al giudice Giovanni Puliatti. Al maresciallo, la viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini ha chiesto di riepilogare l’attività di immagine e di come l’Arma sia arrivata all’identificazione e al riconoscimento degli uomini saliti a bordo quella notte. Sostanzialmente, non ci sono altre operazioni istruttorie da effettuare e il processo è stato rinviato a maggio per la discussione finale.

Un furto di piccolo conto, quello della bora, niente a che vedere con quello molto più altisonante e “prestigioso” della campana di bordo. Mai più ritrovata.

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