Gioco
Piero Camilli torna a Grosseto: da testimone
È stato citato dall’ex calciatore Maiuri che reclama un assegno da 11.000 euro risalente al 2004
GROSSETO. Piero Camilli torna a Grosseto. La notizia non è sportiva ma giudiziaria. Torna perché citato testimone nella causa che un ex giocatore biancorosso, adesso allenatore, ha promosso contro l’Us Grosseto per vedersi riconosciuto l’importo di un assegno del 2004 da 11.500 euro, comprensivi - secondo la tesi del calciatore - del premio per la vittoria del campionato. Vincenzo Maiuri, che trascorse l’annata sportiva 2003-2004 (serie C2) praticamente senza giocare perché infortunato, ha citato il Grifone dopo che la società si era opposta a un decreto ingiuntivo. «Una questione di principio», ha detto Maiuri al termine dell’udienza, alla quale si è presentato accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Riccardo Boccini.
Testimone ieri al pari di Luciano Cafaro, già dirigente unionista, al quale il giudice Giuseppe Grosso ha chiesto di dare spiegazioni su quell’assegno: «Ricordo che il presidente Camilli consegnò un assegno a Maiuri ma io non ero presente e non ero nemmeno amministratore (all’epoca era team manager, ndr)».
Più articolata la deposizione di Maiuri. Anche perché il legale della società biancorossa, l’avvocato Bruno Ballerini, ha fatto notare alcune discrasie tra l’oggetto del decreto ingiuntivo («prestazioni sportive») e quanto dichiarato in aula dallo stesso ex giocatore (adesso allenatore della Nocerina): «In quella stagione avevo subito un grave infortunio, degenerativo, che interessava la cartilagine. A gennaio fui operato, a febbraio mi fu consegnato un assegno per la copertura delle spese sanitarie, cioè l'intervento a Pescara e la riabilitazione a Forlì durata un paio di mesi». Di questo assegno da 11.500, nessuna contestazione. Ce n’è un altro, però, che Maiuri sostiene di non aver potuto incassare, di pari importo: «Mi venne consegnato alla fine della stagione, per le spese da me sostenute nei viaggi e il premio campionato, che era di 10.000 euro». Questa la differenza emersa davanti al giudice del lavoro e già evidenziata nell’atto presentato dal mister.
L’Us Grosseto, opponendosi al pagamento, ha sostenuto che quell’assegno di luglio sarebbe stato rilasciato a titolo di garanzia e non di pagamento delle retribuzioni e che per questo motivo non poteva essere riscosso. Una versione contestata da Maiuri: «È un’affermazione che non ha alcun senso: per il pagamento delle prestazioni sportive le società stipulano apposite fideiussioni».
Il procedimento non è concluso. Il dottor Grosso ha deciso di ascoltare, su richiesta di Maiuri, Piero Camilli ma anche l’ex centravanti biancorosso Giuseppe Giglio nonché l’avvocato Antonio Marrone, per chiedergli se è vero che l'assegno fu consegnato a Maiuri in sua presenza. L’appuntamento è fissato per aprile. (p.s.)
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