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Maremà apre, Ascom fa ricorso
L’associazione si rivolge al Presidente della Repubblica contro la variante: "Ha permesso 5.000 metri quadrati in più". Dubbi pure sulle medie strutture
GROSSETO. Non apre sotto i migliori auspici il nuovo centro commerciale Maremà al Commendone. L’Ascom Confcommercio, associazione di categoria dei commercianti molto attenta ai negozi di piccolo vicinato, ha presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro una variante al Regolamento urbanistico, approvata sotto la precedente amministrazione, che riguarda da vicino il nuovo shopping center.
«La “variante Tei” dal nome dell’allora assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei, votata alla vigilia delle elezioni, ha permesso al centro commerciale di vedere allargata la propria superficie da 15.000 a 20.000 metri quadrati», spiega la direttrice di Ascom Confcommercio Gabriella Orlando. Cinquemila metri quadrati in più che secondo l’associazione non dovevano essere concessi. Ma non solo.
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«In questi giorni stiamo facendo ulteriori approfondimenti – prosegue Orlando – perché non ci è chiaro come siano state rilasciate le autorizzazioni delle medie e grandi strutture all’interno del centro commerciale. L’articolato del piano attuativo, infatti, descriveva in maniera puntuale questo aspetto e prevedeva che le strutture di medie dimensioni dovessero essere quattro e dovessero andare nelle strutture esterne alla galleria. Le quattro esterne esistono, ma a quel che ci risulta nella galleria ci sono altre medie strutture per un totale di sette».
Il ricorso, di cui si ha notizia solo oggi, è stato presentato il 3 agosto e l’istruttoria è già avviata. Il 15 settembre il ministero delle Attività produttive ha scritto al Comune di Grosseto chiedendo tutti gli atti originali della variante.
Di solito i tempi dei ricorsi al Presidente della Repubblica sono piuttosto veloci. Ma quali ripercussioni potrebbe avere un’eventuale sentenza sfavorevole per il Comune? «Se la variante fosse ritenuta non legittima e venisse invalidata – spiega Orlando – quei 5.000 metri quadrati in più, che ancora non sono stati realizzati, non si farebbero più».
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L’ostilità dell’Ascom Confcommercio, come anche della Confesercenti, verso le megastrutture non è una novità. Già all’apertura dell’Aurelia Antica, nel 2010, le associazioni manifestarono dissenso nei riguardi delle scelte dell’amministrazione comunale, allora guidata da Emilio Bonifazi.
Alla vigilia dell’apertura del “gigante” Maremà, con i suoi 60 negozi, le grandi catene, l’ipermercato, il dissenso prende ora la forma della preoccupazione.
«La preoccupazione c’è, è forte e si manifesta sia da parte dei commercianti che da parte nostra che siamo un’associazione di rappresentanza e tutela – dice Orlando –. Ci rendiamo conto quanto loro, se non di più che il rischio di un insediamento commerciale di questa portata, un’operazione che rende totalmente sbilanciato il mercato. Con l’apertura di questo centro commerciale Grosseto schizzerà al primo posto in Italia per superficie commerciale in rapporto agli abitanti. È chiaro che qui c’è un’enorme responsabilità nelle precedenti amministrazioni ha permesso che si insediassero a Grosseto due centri commerciali. Di pasticci ce ne sono stati tanti».
Orlando non intravede alcuna possibilità di sviluppo, nemmeno nei 500 nuovi posti di lavoro. «I colossi che vengono qua – dice – chiaramente impoveriscono il territorio perché, al di là dei modesti stipendi degli addetti alle vendite, il profitto non resta nel territorio ma va alla casa madre. È un drenaggio di profitti. Poi c’è l’indotto: finito il lavoro edilizio, non è che i colossi assumeranno il commercialista o l’agente assicurativo di Grosseto. Il sistema economico non voglio dire che possa collassare, ma potrebbe essere sbilanciato in maniera importante».
Anche per i consumatori Orlando vede poca convenienza: «Quella di risparmiare è un’illusione. Ovviamente i primi tempi sarà così, ma dopo le strutture vanno mantenute. E chi li paga i costi se non chi va a comprare il prodotto?».
Le stesse preoccupazioni sono condivise dalla direttrice di Confesercenti Gloria Faragli. «Sì, nutriamo profonde preoccupazioni per la competitività delle imprese di vicinato – dice –. Con quell’insediamento la superficie commerciale della città è davvero troppa per il bacino di utenza. Noi l’abbiamo detto in più circostanze, non è la prima volta: queste cose andavano previste a tempo debito. Sono programmazioni che si fanno in termini di scelte urbanistiche: aver consentito un insediamento così è motivo di preoccupazione. E il problema non sarà solo per la città di Grosseto».
Faragli, come Orlando, teme ripercussioni sui negozi della città, «che sono importanti perché Grosseto possa mantenere una sua identità».
Ora l’impegno sarà di fronteggiare il gigante Maremà. Come? «Serve uno sforzo da parte di tutti, delle amministrazioni locali per garantire infrastrutture utili al commercio di vicinato, come i parcheggi, il non abbandono del territorio. E delle associazioni che sono in grado di attivare risorse pubbliche e azioni che attraggano i visitatori nel centro storico e nei quartieri. Ovviamente anche i commercianti dovranno fare la loro. Serve capacità di aggregazione, di stare insieme. Il centro commerciale naturale non è decollato? È il momento che avvenga».
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