Il Tirreno

Grosseto

«La maltrattò finché morì»: condannato

di Pierluigi Sposato
«La maltrattò finché morì»: condannato

Otto anni a un grossetano accusato di aver causato il decesso della suocera e di essersi appropriato di 70.000 euro

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GROSSETO. Pesante condanna, pur con la riduzione di un terzo prevista dalla scelta del rito, per un uomo accusato di aver causato - mediante maltrattamenti - la morte della suocera convivente di 97 anni e di essersi appropriato di 70.000 euro dell’anziana donna, facendole sottoscrivere due assegni approfittando dello stato di deficienza psichica di lei.

Otto anni e 20 giorni con il rito abbreviato la pena ritenuta equa dal giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio al termine della discussione per Gennarino Di Iacovo, 69 anni, di Grosseto. Le motivazioni entro tre mesi. La pena è di pochissimo inferiore a quella chiesta dal sostituto procuratore Maria Navarro, che ha sostenuto l’esistenza della responsabilità dell’imputato sia per i maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima sia per la circonvenzione di incapace, anch’essa aggravata per la violenza morale che sarebbe stata attuata, anche in considerazione dello stato di soggezione, paura e intimidazione che la donna avrebbe subìto. I maltrattamenti del genero, secondo l’imputazione, si sarebbero svolti nell’arco temporale tra il 30 giugno 2012 e il 17 luglio di quello stesso anno, giorno della morte. Omessa assistenza, denutrizione, disidratazione, mancate cure delle ulcere da decubito, ostacolo dei rapporti di lei con il figlio, percosse, stato di abbandono. E inoltre un colpo sulla testa che le avrebbe causato un ematoma: il tutto avrebbe provocato la morte della donna, avvenuta a causa di un’embolia polmonare e una broncopolmonite, determinate sempre secondo l’accusa dal prolungato allettamento e dall’immobilizzazione cui era stata costretta dalle lesioni traumatiche.

Il caso era emerso nel corso dei giorni di ricovero della donna all’ospedale di Castel del Piano, dove la donna - lì portata dopo un primo ricovero a Grosseto - aveva fatto delle confidenze a un medico e a un’infermiera. Dopo il decesso, erano seguite le indagini dei carabinieri. Erano stati svolti due incidenti probatori: uno chiesto dalla difesa in occasione dell’autopsia, eseguita dal professor Vittorio Fineschi; uno chiesto dal pm al dottor Rolando Paterniti per stabilire la capacità di intendere e di volere del genero (è stata affermata la capacità). I due figli della donna si erano rivolti all’avvocato Francesco Paolo Giambrone per la costituzione di parte civile. Al termine della requisitoria del pm, il legale aveva chiesto un risarcimento da 400.000 euro, con una provvisionale immediata da 200.000: il giudice ha rimesso però ogni valutazione al giudice civile.

Il difensore di Iacovo, l’avvocato Patrizia Fabiani, ha sottolineato che l’accusa era sorretta da indizi poco numerosi e di qualità non tale da poter affermare un riconoscimento di responsabilità. La causa di morte era stata un’embolia, ha argomentato il legale, e non c’erano segni di violenze: gli ematomi erano stati attribuiti dagli esperti a problemi di circolazione sanguigna. Oltretutto, come l’anziana ricoverata avrebbe potuto rendere dichiarazioni comprensibili e logiche se la cartella clinica la descrive come «soporosa e apatica»? È vero che la donna era denutrita ma era anche vero che da tanti anni era allettata volontariamente. Il difensore preannuncia comunque ricorso in appello, una volta depositate le motivazioni.

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