Toscana
Dietrofront porta a porta, ambientalisti furiosi: "Dove esiste si paga la metà rispetto a noi"
Forum e Beni Comuni contro la decisione del Comune: "Per riutilizzare i materiali conta la qualità della raccolta"
GROSSETO. «Preoccupante». Così il Forum Ambientalista Grosseto e il Comitato Beni Comuni definiscono l’annuncio dell’assessora comunale all’Ambiente e al ciclo rifiuti Simona Petrucci di voler abbandonare la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta e tornare alla raccolta, sempre differenziata, ma attraverso cassonetto stradale.
Forum Ambientalista e Comitato Beni Comuni da anni si battono per divulgare la cultura del riciclo e del riuso dei rifiuti che, correttamente raccolti – carta con carta, vetro con vetro, plastica con plastica, organico con organico –, non sono più neanche rifiuti da smaltire (con i costi che questo comporta), ma diventano nuove materie prime da rivendere e su cui guadagnare. Un circolo virtuoso che permette di abbattere i costi per i cittadini.
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Il punto, per le due associazioni, è sempre stato legato a “come” si raccoglie. Forum e Comitato sostengono il porta a porta, poiché questo metodo permette agli operatori che vanno a ritirare i rifiuti di controllare che il cittadino abbia separato correttamente i rifiuti e garantisce che il materiale raccolto sia più puro e quindi rivendibile a prezzi più alti.
A Grosseto, però, l’amministrazione da sempre sostiene che estendere il porta a porta ai quartieri dove non c’è costi troppo. Questa era l’opinione dell’assessore Giancarlo Tei, della giunta Bonifazi, e questa è l’opinione dell’assessora Petrucci della giunta Vivarelli Colonna. Che vuole tornare alla differenziata coi cassonetti.
«Anziché estendere finalmente il porta a porta, riconosciuto in tutti gli studi tecnici del settore come il metodo di raccolta che più fa risparmiare, lo si vuole abbandonare – tuonano Roberto Barocci del Forum Ambientalista e Andrea Marciani del Comitato Beni Comuni – tornando ai cassonetti stradali che non garantiscono una raccolta di qualità, vendibile, per la notoria presenza di maggiori impurità, oggi rifiutate dalle industrie».
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Barocci e Marciani forniscono alcuni dati: «Oggi le quattordici province che hanno rispettato gli obiettivi di legge e che sono al di sopra del 65% di raccolta differenziata con costi del servizio tra i più bassi, sono tutte realtà che praticano da anni il porta a porta: la provincia di Treviso, che nel 2014 supera l’80%, quella di Pordenone con il 76,8%, Mantova (76,5%), Belluno (72,8%) e Trento (71,3%). Grosseto è meno della metà, al 30%, ed è la peggiore realtà del centro nord Italia».
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Non solo la differenziata è a livelli altissimi, «ma dal rapporto ministeriale dell’Ispra – proseguono gli ambientalisti – si può verificare che queste province virtuose hanno anche i costi minori del servizio: i cittadini pagano la metà di quanto si paga a Grosseto. Questo è il risultato rovinoso delle precedenti giunte». Un risultato che costa ai cittadini anche una multa, l’ecotassa, perché non si è raggiunto l’obiettivo di legge del 65%.
Ma davvero il porta a porta costa di più? Forum e Comitato dicono di no. «Sulle frazioni raccolte con il porta a porta, oltre il 70% a Barbanella, e vendute, non ci sono più i costi di smaltimento e ci sono entrate dalla vendita. O meglio ci sarebbero, se fossero davvero valorizzate, cosa che abbiamo verificato non avviene a Grosseto», dicono. «Inoltre non basta più raccogliere come capita, perché entro il 2020, è obbligatorio riutilizzare i rifiuti differenziati almeno al 50% in termini di peso e pertanto conterà moltissimo la qualità della raccolta». Con queste premesse Barocci e Marciani si rivolgono all’assessora: «Vorremmo sapere da quale studio tecnico comparativo sono state dedotte le scelte della nuova amministrazione. Temiamo che con queste scelte ai grossetani toccheranno altre multe e altri danni, continuando a favorire interessi poco trasparenti».
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