Italia
«Struttura inadeguata gestita da personale con il cuore grande»
I Radicali hanno visitato la casa circondariale di via Saffi Spazi troppo piccoli e sovraffollamento: le soluzioni
GROSSETO. È un racconto a due velocità quello fatto da Rita Bernardini, leader radicale in sciopero della fame dal 9 ottobre per chiedere al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, degli esiti concreti degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale e all’intero Governo e al Parlamento la Riforma immediata dell’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena. Una visita che è stata fissata dopo che nel bagno di una cella del carcere si è suicidato, un mese fa, un detenuto di 47 anni. «La struttura è inadeguata - dice - mentre la gestione è fatta da persone competenti che lavorano con il cuore».
La leader radicale è stata accompagnata in questo viaggio all’interno delle carceri toscane da una delegazione dell’associazione per l’iniziativa radicale “Andrea Tamburi” composta da Alessandra Impallazzo, Maurizio Buzzegoli e don Vincenzo Russo.
«Soltanto per fornire qualche dato preciso - dice Buzzegoli - nella struttura abbiamo trovato 23 detenuti anziché i 15 previsti, mentre gli agenti della polizia penitenziaria sono 31, quattro dei quali delegati alle traduzioni anziché 36. Undici degli uomini che stanno scontando la pena a Grosseto lavorano all’interno della struttura».
Numeri che non bastano da soli a raccontare il disagio di chi è rinchiuso in quella struttura. «È vero che in questo carcere, a differenza di altri istituti della Toscana, ci siamo rilassati - dice Rita Bernardini - perché i rapporti umani che si instaurano tra quelle mura sono davvero ben costruiti. A non essere adeguata è la struttura: gli spazi sono strettissimi e tutto il carcere dovrebbe essere ristrutturato. È praticamente impossibile, ad esempio, anche soltanto ipotizzare di costruire delle docce all’interno delle celle. Quello che fa la differenza è la direttrice e il suo lavoro». C’era Maria Cristina Morrone, ieri, ad accompagnare la delegazione all’interno della struttura che dirige. «Ma anche su questo aspetto - aggiunge Bernardini - sarebbe necessario che venissero riaperti i concorsi: la direttrice di Grosseto si occupa anche del carcere di San Gimignano e non si nominano nuovi dirigenti dal 1997. Il rischio che corriamo è quello di affidare la direzione direttamente agli appartenenti alla polizia penitenziaria».
La direttrice Morrone lo ha detto più volte: il carcere di Grosseto non è adeguato.
«Noi radicali siamo contrari alla costruzione di nuove strutture - aggiunge la leader del partito - ma qualche spazio da ristrutturare in Maremma potrebbe essere trovato. Le carceri devono servire per riabilitare le persone». «Senza una rete territoriale che coinvolga anche le amministrazioni - dice don Vincenzo Russo - questo progetto fallisce. Gli investimenti andrebbero fatti sul fronte del sociale, non della realizzazione di nuove strutture».
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