Il Tirreno

Grosseto

Grosseto ferita: viaggi nel tempo in ventuno tappe

Elisabetta Giorgi
Grosseto ferita: viaggi nel tempo in ventuno tappe

La città quel giorno e la città oggi: in regalo da mercoledì 26 ottobre foto e racconti da collezionare

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GROSSETO. Tra passato e presente inizia qui il nostro viaggio nel tempo in 21 tappe, tra il bianco e nero della memoria e i colori di oggi. Da mercoledì 26 ottobre e con cadenza quotidiana - tutti i giorni tranne la domenica - Il Tirreno regala 21 schede da collezione con le drammatiche foto dell’alluvione che inghiottì Grosseto il 4 novembre 1966, affiancate da foto attuali e testi scritti.

È la Grosseto di ieri e oggi quella immortalata in un sol colpo dai fotografi dell’agenzia Bf che 50 anni fa documentarono il disastro e ora estraggono dal proprio archivio le vecchie immagini per confrontare i luoghi alluvionati di un tempo con gli stessi luoghi come sono diventati oggi. Da Porta Corsica a piazza del Sale, torna viva la memoria di una città invasa dalle acque e attraversata in canotto della «povera gente» - come la definirono Luciano Bianciardi e Pilade Rotella - o percorsa fin sui tetti da chi cercava disperatamente aiuto. Gente che spala, gente che urla - muta - verso l’obbiettivo fotografico; giovani in fuga che ci parlano e ci osservano dal passato, affaticati e timorosi, e che da queste immagini scavalcano luoghi e dimensioni per arrivare dritti a noi con un volo temporale di mezzo secolo. Parlano alle nostre esistenze. Sta tutta qui la potenza dell’immagine fotografica - come diceva Roland Barthes nella Camera Chiara - «quella di riprodurre all’infinito un oggetto cristallizzandolo nel tempo». E se cinquant’anni fa due giovani e appassionati fotografi come Mario Bernieri e Antonio Ferrari, all’arrivo della piena, si lanciarono nel cuore del disastro per documentarlo, anche oggi Davide Ferrari e Maurizio Mainetti che sono eredi di quella passione e dell’attività dell'Agenzia Bf riaprono i cassetti per rivisitare i luoghi della piena con il loro sguardo attento. Con noi e con voi.

Luca Bonelli, poeta grossetano che nel 1966 era un bambino, racconta con la sua penna sensibile e intrisa di umanità quel momento drammatico che ha segnato per sempre la memoria di tanti grossetani. Storie di vita che voi stessi avete raccontato e state continuando a raccontarci scrivendo al nostro indirizzo di posta elettronica ombrone1966@iltirreno.it. Continuate a farlo. Intanto il nostro viaggio prosegue anche grazie a queste 21 schede da collezione. Si parte mercoledì.

Ieri a Grosseto il poeta estemporaneo Mauro Chechi, che da sempre canta e dà voce al mondo popolare, ha rappresentato in anteprima a Grosseto (l’evento era alle 17 in Camera di Commercio, voluto dalla Pro loco) una splendida ballata da lui creata e intitolata “Alluvione” (pubblichiamo il testo integrale in questa pagina). Una ballata musicata per l’occasione grazie anche a un nutrito gruppo di artisti/poeti/musicisti e cultori delle tradizioni, custodi della nostra storia. C’erano Corrado Barontini con il Coro degli Etruschi, quello di San Rocco con Francesca Magdalena Giorgi, Davide Vegni con le sue canzoni, e poi Letizia Stammati e Chiara Belardinelli che hanno letto brani di prose e poesie. Una ballata struggente che si inserisce nel solco di altre creazioni di Chechi.

«Scrivo ballate composte di realtà e fantasia - dice Chechi - In questa ballata c’è tanta realtà. C’è l'acqua che penetra in ogni parte, e poi c’è questa marea che porta fango ovunque, e una persona che muore (Santi Quadalti, fu l’unica persona che morì nell'alluvione, ndr) ma anche una speranza che vive...».

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