Toscana
Querce di Mamre, 10 anni di solidarietà
Solo nel 2015 distribuiti oltre 5.000 pasti e dato alloggio a 32 persone. Oggi al Cottolengo incontri e racconti
GROSSETO. Il nome evoca un episodio biblico comune a tutte le tre grandi religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo, Islam. Le querce di Mamre sono il posto dove Abramo accoglie tre viandanti misteriosi che intravedono nell’ospitalità la nascita di una vita. Di lì a poco Abramo diventerà padre di Isacco. Don Enzo Capitani non a caso scelse questo nome, dieci anni fa, per una nuova associazione, Le Querce di Mamre, nata per dare una risposta immediata al disagio sociale e all’indigenza economica, per dare un tetto ai senza fissa dimora.
In questi anni sotto le fronde della sua solidarietà hanno trovato accoglienza centinaia di persone, non solo in cerca di un letto o di un pasto, ma del proprio ruolo all’interno della società, requisito indispensabile quanto e forse più del lavoro per abbandonare le paludi dell’emarginazione.
Le Querce di Mamre quest’anno compie dieci anni, conta 28 soci e 24 volontari attivi e oggi festeggerà il decennale con un incontro alla parrocchia del Cottolengo, in via Scansanese 67 a Grosseto, a partire dalle 16.30, dove verrà dato spazio a testimonianze e racconti, letture, la performance musicale di Riccardo Cavalieri e un buffet (info 0564 413228).
L’associazione, che da due mesi ha eletto come presidente Pietro Mondì, volontario dal 2007, si presenta all’appuntamento forte una struttura per l’accoglienza notturna al Cottolengo, utilizzata nel 2015 da 32 persone, per lo più italiane, e di un servizio di distribuzione pasti nei fine settimana e nei festivi nei locali della Caritas, della parrocchia del Cottolengo e nella chiesa di San Giuseppe, che nello stesso anno ha contato 110 cene per 5.270 pasti a 4.704 uomini e 662 donne. E poi, ancora, di un servizio di ascolto e accompagnamento che ha visto 98 persone rivolgersi allo sportello e 244 pacchi viveri distribuiti.
L’associazione Le Quesrce di Mamre lavora anche con i detenuti. Nel 2015 ne ha ascoltati 29 nel carcere di Grosseto, dando loro sostegno morale e materiale (abiti e sigarette in primo luogo) e aiutandoli a contattare le famiglie. È impegnata inoltre nell’accompagnamento verso l’autonomia di soggetti svantaggiati.
Sempre l’associazione gestisce la Casa di Chiara, una struttura che accoglie donne in situazioni di difficoltà socio economica (riaperta da poco dopo la chiusura di qualche mese dovuta alla fine del progetto), e fa formazione ai volontari.
«L’associazione è nata intorno all’idea di dare una risposta alle povertà di strada che non avevano alcun asilo», spiega il vicepresidente Pasquale Prota. «La povertà però in questi anni è estremamente cambiata – spiega don Enzo Capitani, fondatore e a lungo presidente delle Querce di Mamre – perciò anche il modo di approcciarcisi e di dare risposte è cambiato. Come diceva il cardinale Camara, i nostri gesti di assistenza rendono gli uomini sempre più assistiti, se non facciamo qualcosa per estirpare la povertà. E dobbiamo farlo».
In Italia, ricorda don Enzo, ci sono oltre un milione e mezzo di famiglie in povertà assoluta, circa 4,5 milioni di individui. «Non esiste più dare solo il pacco viveri: bisogna dare qualcos’altro», dice Capitani.
Partendo da quell’azione di sradicare la povertà. «La legge contro il caporalato in agricoltura varata martedì è un bel passo in avanti per un territorio come il nostro – dice don Enzo –. Bisogna però capire che il caporale sta al lavoro nero come lo scafista sta al traffico di migranti: bisogna colpirlo ma bisogna anche vedere chi c’è prima di lui e chi dopo di lui. E dopo, nel caso del caporalato, c’è il consumatore finale. Il quale può invertire la tendenza orientando i propri acquisti».
Un cambiamento culturale, insomma. Perché l’aiuto non sia solo materiale.
«Oltre al bisogno del lavoro queste persone hanno bisogno di avere un’identità – spiega il presidente Pietro Mondì –. Se l’identità è basata sul consumo, acquisti ma anche consumo di socialità, come può essere un aperitivo con gli amici, queste persone diventano uno scarto della società. Insomma, non basta trovare loro un lavoro; questo ripristina solo la capacità di spesa. Bisogna trovare un modo perché queste persone possano dare un contributo alla società».
Per dare invece un contributo all’associazione si può indicarla come destinataria del 5x1000 nella dichiarazione dei redditi. Il codice fiscale da inserire è 92056450536.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
