La protesta
«Eccomi in quella foto a distribuire farina»
Roberto Rossi il 3 novembre 1966 tornava in treno da Pisa Fu bloccato 4 giorni in città senza poter avvisare i genitori
di GABRIELE BALDANZI
Roberto Rossi aveva 20 anni nel 1966. Studiava ad Arcidosso, all’istituto tecnico industriale, e il 2 novembre era stato chiamato a Pisa, al distretto militare, per la visita di leva. Con i genitori viveva ai Cavallini (zona Sgrilla, comune di Manciano).
La sera del 3 novembre, giovedì, il suo treno percorreva la linea tirrenica verso Roma. Roberto tornava a casa. A bordo del convoglio c’erano una cinquantina di persone in tutto. «Mi ricordo – racconta – che il mio babbo mi aspettava alla stazione di Albinia, dove sarei dovuto scendere. Ma io non c’arrivai. Allora non esistevano i telefonini, c’era il posto pubblico. Purtroppo noi abitavamo in campagna e non ci s’aveva. Arrivati a Grosseto con ritardo, dicevo, ci fermarono alla stazione e il capotreno annunciò che il viaggio si concludeva lì, perché a sud la linea non era sicura; si parlava dello smottamento di un ponticello, proprio vicino ad Albinia. E così ci mandarono all’Hotel Lorena, davanti alla stazione, per un pernottamento. Al mattino le Ferrovie avrebbero trovato una soluzione alternativa. Per me, che ancora andavo a scuola, il giorno dopo era festa e non cambiava nulla. Pensai che il ’mi babbo, quando non mi avesse visto arrivare, avrebbe chiesto informazioni e, saputo come stavano le cose, sarebbe rientrato a Manciano».
Invece anche lui non ci andò ad Albinia. La Sgrilla e lo Sgrillozzo iniziarono ad allagarsi proprio nella serata del 3 novembre, un albero cadde sulla strada che collegava il podere dei Rossi con la Statale 74.
Ma torniamo a Grosseto. La mattina del 4 novembre Roberto si sveglia nella sua stanza, al Lorena, e si affaccia alla finestra. «Il piazzale della stazione – dice – era allagato, non passavano macchine, solo una camionetta delle forze dell’ordine. Grosseto era alluvionata, l’Ombrone aveva già inondato mezza città. A piedi, insieme ad altre persone, raggiunsi via Trento e poi piazza della Vasca, la Prefettura. E qui, a disposizione di chi aveva bisogno di aiuto, ci restammo per quattro giorni. La sera al Lorena, il giorno a dare una mano. Mi ricordo che il 5 o il 6 novembre aiutai a scaricare un camion di farina in un forno che era in cima al corso. Uno dei pochi che aveva ripreso a panificare. Ero bagnato e alla fine, con quella polvere bianca addosso, sembravo Babbo Natale. Ogni giorno mi informavo sugli autobus in partenza, ma la Rama aveva sospeso tutte le tratte. In quei giorni fu scattata la foto del Tirreno in cui mi sono riconosciuto, dentro al Magistrale Rosmini. Le persone intorno a me, con le coperte sulle spalle, sono grossetani alluvionati. Erano stati portati dagli elicotteri o dai gommoni, che li avevano prelevati dai tetti delle loro case, in campagna. Con alcuni di loro ci sono poi rimasto in contatto».
Rossi restò a Grosseto, in albergo, fino al 7 novembre, senza mai mettersi in contatto la famiglia. Poi riuscì a salire ad Arcidosso con un mezzo di fortuna (un viaggio in auto di oltre tre ore con un ufficiale dell’aeronautica) e da qui ad arrivare a Manciano, ai Cavallini. , accompagnato dai genitori della fidanzata dell’epoca.
«Mia mamma, quando mi rivide, si mise a piangere. Mi pensava disperso. Ero figlio unico. L’angoscia che provarono i miei l’ho compresa solo più tardi, quando sono diventato padre e poi nonno. Un’ esperienza che non ho più dimenticato quei quattro giorni a Grosseto. Ah, a fare il militare manco mi presero. S’era troppi...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google