La protesta
Un libro riscoperto su Lazzaretti
Lo scrisse un viaggiatore danese nel 1904: ad Arcidosso se ne presenta la prima edizione italiana
ARCIDOSSO. “Un Cristo dei nostri giorni”: il libro di Emil Rasmussen, viaggiatore danese che scrisse su David Lazzaretti, sarà presentato domani alle 10 nella sala consiliare di Arcidosso. Interverranno gli storici Anna Scattigno e Francesco Pitocco.
Il libro, edito da Effigi e curato dal già presidente del Centro studi Lazzaretti Marco Pastorelli e dall’ex bibliotecario di Arcidosso Carlo Goretti, è stato tradotto per la prima volta in Italiano (utilizzando una edizione del libro in lingua tedesca) da Renzo Scorretti ed è arricchito da una prefazione di Francesco Pitocco, docente all’università di Roma e già direttore del Centro studi.
Quello di Rasmussen è il resoconto di un viaggio che l’autore, allora trentenne, fece sull’Amiata per visitare Monte Labro e i luoghi del Santo David. Pubblicato nel 1904, tre anni dopo sarebbe arrivato in Amiata e a Monte Labro pure l’inglese Edward Hutton che raccontò le sue esperienze nel bel volume “Toscana sconosciuta”, uscito a Londra nel 1909; e fra il 1914-17 anche Katharine Hooker compie il viaggio nella Toscana meridionale, dando alle stampe il suo resoconto di viaggio nel 1918, edito a New York.
Libri, questi, che solo di recente sono stati reperiti e tradotti in Italiano, andando ad arricchire la bibliografia del Lazzaretti che sta di anno in anno diventando sempre più corposa. Tre viaggiatori stranieri affascinati dall’Amiata, dal paesaggio e dalla gente, che compiono un viaggio di formazione, simile per certi versi ai viaggi dell’epoca del “grand tour”, la cui pienezza era comunque tramontata da qualche decennio. Dopo che altri autori stranieri si erano interessati del Santo David, come Guy de Maupassant che aveva scritto di lui nel Le Figaro nel 1886, il David di Rasmussen è, come annota Marco Pastorelli nella presentazione, «a metà fra il saggio scientifico e il romanzo storico», anche «per quanto riguarda la metodologia della ricerca fondata non solo su fonti documentali, ma condotta direttamente sul campo, secondo i canoni dell’allora nascente metodo antropologico». Anche Francesco Pitocco, nella sua articolata introduzione, si chiede se fosse stata la letteratura del grand tour a fare da sfondo alla curiosità di Rasmussen: «Tutta la letteratura “nordica” – scrive – dalla Germania, all’Inghilterra alla Francia era stata animata dall’abitudine di “apprendere” l'Italia attraverso un lungo viaggio, soprattutto da parte dei giovani di famiglie colte e ricche. Una tradizione attiva tra il 16º e il 19º secolo, con un prolungamento nel 20º». Ma Pitocco osserva che «ora emerge qualcosa di nuovo. Al di là dello sguardo paesaggistico, la curiosità dei viaggiatori avanza verso la conoscenza degli uomini, della loro vita quotidiana immediata». Ed è questo l’elemento che accomuna il tour dei primi anni del 1900, da Rasmussen a Hutton e Hooker. (f.b.)
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