Gioco
Rapina in centro, negoziante aggredita. In cinque inseguono e immobilizzano il ladro, che poi riesce a scappare
Grosseto, colpo in via San Martino: il ladro viene inseguito e immobilizzato per strada da baristi e clienti, poi riesce a fuggire
GROSSETO. Ruba l’incasso del negozio e fugge via rapidissimo, poi per strada - in pieno centro storico e di mattina - è inseguito e immobilizzato da un barista e dai suoi clienti. Resta bloccato a parete per un quarto d’ora ma tale è la sua forza che «riesce a divincolarsi - raccontano i testimoni - come un anguilla. Era impressionante». Fuggendo aggredisce la derubata spintonandola a terra.
LA RAPINA
Siamo in via San Martino, ore 10,30 circa di mercoledì 19 ottobre. Pieno giorno, siamo nel cuore del centro e la gente passeggia tranquilla prima che esploda il delirio: è l’ennesimo furto che degenera in rapina turbando in pochi minuti la quiete di una mattinata autunnale. Il negozio della Thun è aperto e la titolare Ave Gualdani, 57 anni, in quel momento è nel magazzino oltre il bancone a rassettare alcune cose quando uno sconosciuto entra, si avvicina alla cassa, ruba i soldi e il cellulare. La proprietaria là dietro non vede nulla ma in cuor suo avverte «una sensazione strana», dice. Un brusìo particolare e una percezione che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Cosa? Affrettandosi a uscire dal magazzino Ave scorge questo ragazzo di circa 30 anni - non alto, vestito con felpa verde e giacchetto nero, magro, straniero - che si allontana rapido mentre la cassa è rimasta aperta e soprattutto vuota.
L'INSEGUIMENTO
Anche il telefonino non c’è più. «A quel punto vado dietro a quel ragazzo e lo inseguo lì fuori, mi metto a urlare a più non posso perché lui mi restituisca soldi e cellulare e per attirare l’attenzione della gente». Le grida non passano inosservate. «Mentre urlo e lo inseguo - racconta Ave - lui prima va in direzione di Portavecchia dove trova una barriera di persone, poi torna indietro e di fronte al mio negozio trova un altro ostacolo...».
Dal bar accanto - colmo di gente - accorre il titolare Simone Scarpini, 46 anni, che attirato dalle urla di Ave si affretta ad aiutarla. Con lui si muovono i suoi clienti che fanno colazione al bar, seduti sia nei tavoli esterni che dentro al locale e che si alzano di scatto. Prima due, poi altri. Alla fine in cinque si dirigono verso il tipo in fuga e lo bloccano. Lo immobilizzano davanti al negozio di scarpe Camarri. Per un quarto d’ora la situazione è quasi surreale, con il ragazzo che resta bloccato a parete accanto a una vetrina e prova in tutti i modi a divincolarsi. Loro non mollano. «Siamo riusciti a tenerlo fermo per circa 15 minuti», racconta il barista Simone accanto alla cliente Carmen Cupini. Il ragazzo è agitatissimo e si muove con forza, finché non si calma e a poco a poco frugandosi in tasca riconsegna i soldi (circa 80 euro, non tutti) e il cellulare. Qualcuno chiama le forze dell’ordine.
«Siamo riusciti a riprendere le cose della signora - continua il barista - e a questo ragazzo abbiamo detto “ora stai fermo che arriva la polizia”».
LADRO IMMOBILIZZATO, MA POI SCAPPA
Peccato che la situazione prende un’altra piega. Non appena intravede uno spiraglio, il giovane riesce a liberarsi dalla presa. Praticamente «dà una spallata ad Ave e la butta per terra. Noi cerchiamo di riprenderlo ma lui, abilissimo, si libera del tutto. E nelle nostre mani resta solo il suo giacchetto» (che poi sarà acquisito dalla polizia).
Il ladro scappa, si dirige verso via Saffi, viene di nuovo rincorso ma stavolta ce la fa. Sparisce. Quando la polizia arriva, di lui nemmeno l’ombra ma resta la commerciante che si rialza dal suolo tutta dolorante; e lì accanto barista e clienti col giacchetto del ladro in mano. La signora sporge denuncia in Questura. «Ho avuto paura - racconta - Avete presente le cose che sentiamo dire riferite ad altri o successe altrove? Situazioni che sembrano lontane ma che ti ritrovi a vivere in prima persona all’improvviso. Ti ritrovi a urlare e poi scaraventata a terra mentre cerchi di difendere la tua vita. Non mi era mai capitato e mi auguro che non risucceda, né a me né ad altri. Come mi sento? Confusa e impaurita».
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