La protesta
Anas rassicura: «Lo svincolo si farà»
L’opera a servizio di Pari sulla E78 non è mai stata stralciata, ma resta appesa al parere del ministero dell’Ambiente
PARI. Nessuno stralcio del progetto, solo l’attesa della risposta del ministero dell’Ambiente sul destino delle terre derivate dallo scavo. Poi si vedrà.
Dopo le proteste degli abitanti di Pari Anas dà alcuni chiarimenti e risponde ad alcune domande. Il paesino del comune di Civitella Paganico, infatti, teme di essere privato dell’atteso svincolo per immettersi nella futura E78, tra la galleria di Pari e il viadotto del Petriolo. Preoccupazioni condivise anche dalla sindaca di Civitella e fino a ieri mai smentite dalla società, che però oggi frena.
«Lo svincolo si farà». Innanzitutto, chiarisce la società, «Anas non ha mai stralciato lo svincolo di Pari, che sarà infatti realizzato così come previsto nel progetto approvato». Non una cosa immediata, però.
L’antimonio. L’antimonio trovato nelle terre di scavo resta un problema da superare. La scoperta di questo metallo nello scavo della galleria e nella zona destinata allo svincolo ha scombussolato i piani di Anas, che avrebbe voluto riutilizzare quelle terre e invece si è trovata tra le mani un rifiuto da smaltire, con costi esorbitanti che avevano fatto ipotizzare uno stralcio dello svincolo (che costa 30 milioni di euro) per risparmiare.
«Anas sapeva». A Pari la domanda che tutti si fanno è: come poteva Anas non sapere che lì c’è antimonio, se fino a un secolo fa c’era addirittura una miniera? Oggi Anas precisa che era a conoscenza della presenza di antimonio tanto da aver fatto accertamenti insieme all’Arpat per stabilire i valori massimi entro i quali il materiale estratto poteva considerarsi semplice terra.
Le prescrizioni del ministero. I controlli li ordina il ministero dell’Ambiente. Nel 2013 Anas gli aveva presentato il Piano di utilizzo dei materiali da scavo relativo al quinto, sesto, settimo e ottavo lotto, quindi nel tratto della galleria e dello svincolo, ritenendolo semplice terra. In sede di Via anche la commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale classifica la terra come sottoprodotto. Il ministero però impone che, nel caso che un campione mostri valori di inquinanti in concentrazioni più alte rispetto alla legge (il riferimento è il Codice dell’ambiente), la terra vada gestita come rifiuto. E affida ad Arpat l’incarico di controllare.
Concentrazioni in aumento. All’inizio degli scavi, spiega Anas, le concentrazioni di antimonio erano nei limiti di legge. Più a fondo si scavava, però, più aumentavano. E la terra, da semplice sottoprodotto, è diventata un rifiuto, il cui smaltimento è costosissimo. Dove trovare i soldi necessari? È qui che si paventa il rischio di dover rinunciare allo svincolo e dirottare i soldi nello smaltimento.
Il piano B. Anas però ha un “piano B”. Tra giugno e luglio 2016 presenta al ministero una nuova proposta di riutilizzo delle terre. Non si conoscono i dettagli del piano, ma Anas assicura che «permetterebbe, anche con le cautele tecniche del caso, di realizzare lo svincolo a costi contenuti anziché elevati». Durante l’estate ci sono state alcune interlocuzioni tra la società e il ministero. Ad oggi la pratica è completata ed è al vaglio della commissione ministeriale. Da Roma fanno sapere che la risposta non è stata calendarizzata ma arriverà a breve.
L’attesa. E sì che è attesa col fiato sospeso, non solo da Anas, ma anche dagli abitanti di Pari. Ma se il ministero non approverà la proposta? In quel caso Anas busserà di nuovo allo Stato.
«Qualora il parere fosse negativo – dice la società – Anas provvederà alla richiesta dei fondi necessari per lo smaltimento a discarica dei materiali di scavo provenienti dalla zona in argomento».
Anche in questo caso, però, bisogna vedere se, quando e quanto il ministero “sgancerà”.
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