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nei giorni successivi

«La statale da riaprire subito e il cognac del prefetto»

«La statale da riaprire subito e il cognac del prefetto»

GROSSETO. I giorni successivi all’alluvione per il geometra Cesare Fineschi furono molto intensi, per usare un eufemismo. Le nostre domande lo riportano indietro nel tempo. A chi telefonò per primo?...

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GROSSETO. I giorni successivi all’alluvione per il geometra Cesare Fineschi furono molto intensi, per usare un eufemismo. Le nostre domande lo riportano indietro nel tempo.

A chi telefonò per primo?

«Mi sembra che parlai proprio con Natale Lorenzini, il mio datore di lavoro. L’Aurelia, mi spiegò, era la prima emergenza sia per l’Anas che per il prefetto, che chiese proprio a noi, alla Lorenzini, di fare l’impossibile per riaprirla al più presto, poiché su questa via come oggi si svolgeva tutto il transito nazionale nel versante tirrenico».

In quei giorni però la statale tagliava in mezzo la città.

«Esatto. La statale 1 percorreva viale Sonnino, i Crespi, passando davanti al Motel Agip e attraversando il ponte Mussolini per proseguire verso Roma. L’interruzione, dovute alle due rotte createsi al Motel Agip, bloccava quindi tutto il traffico sia da nord che da sud; e purtroppo per ripristinarlo non era sufficiente ripulire le strade dai rifiuti».

Cosa era successo?

«L’ondata di piena defluita dalla golena aveva concentrato ai Crespi una montagna di fango vischioso e solo attraversandola ci fu possibile procedere verso il Motel. Con la rottura dell’argine, subito dopo il Motel Agip le acque del fiume si erano liberate nella campagna circostante cercando la strada attraverso i ponti della ferrovia. Ma soprattutto con lo stramazzo dovuto alla rottura si era creata una immensa voragine che tentammo in un primo momento ma inutilmente di riempire. Poi ci scoraggiammo e lasciammo perdere».

La famosa buca.

«Sì. Era enorme. Lavoravamo giorno e notte, turnando 24 ore. Ogni tanto mi presentavo a casa, mangiavo qualcosa, dormivo due ore e ripartivo. Decidemmo di aggirare il lago che si era formato con una bretellina provvisoria, in mezzo al fango, riuscendo, ricordo benissimo, a far passare il primo autotreno alle 22,30 del giorno 7. Con interventi continui di manutenzione riuscimmo a tenere aperto il transito fino alle 4 del mattino successivo, consentendo così a molti autotreni di poter riprendere il viaggio, poi fummo costretti a sospenderlo per rinforzare la struttura di questa straducola provvisoria».

Ricorda degli aneddoti?

«Mi ricordo che dopo il passaggio dei primi autotreni venne di persona il prefetto a complimentarsi e ringraziare tutti gli operai che si erano impegnati, senza lesinare energie, per superare l’emergenza. Mi ricordo che ci offrì delle bottigliette di cognac».

Quando si tornò alla normalità?

«I giorni successivi la città era stremata e la situazione nella golena non era affatto tranquilla. Io, riaperta provvisoriamente l’Aurelia, fui destinato a Istia, alla progettazione e ricostruzione del ponte, che era stato spazzato via. Con i funzionari dell’Anas programmammo la posa in opera di un ponte Baley, per ripristinare la viabilità». (g.b.)

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