Il Tirreno

Grosseto

Ombrone 1966: Frecce dalle Mura, il pronto soccorso degli “angeli arcieri”

Ombrone 1966: Frecce dalle Mura, il pronto soccorso degli “angeli arcieri”

Nelle foto dell’archivio Bf la testimonianza di una originale, e indimenticata, forma di solidarietà

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Ci sono dei ricordi speciali, nello scrigno della memoria di chi ha vissuto la grande piena del 1966 a Grosseto. Immagini, suoni, emozioni che sembrano aver segnato quei giorni più di ogni altro e che ricorrono con impressionante frequenza nei racconti di chi c’era.

Tutti o quasi, per esempio, sentono ancora nelle loro orecchie e nei loro cuori la voce del Pucci che – con il megafono itinerante – annuncia l’alluvione in città invitando a mettersi al riparo; c’è la corsa, pressoché in ogni famiglia, a mettere in salvo l’automobile portandola sulle Mura; c’è la parola “divertimento”, che paradossalmente torna spesso – sussurrata quasi con vergogna – nella narrazione di chi, nel 1966 bambino, visse quelle ore con l’incoscienza e il brivido dell’avventura.

Ma tra i tanti, c’è un “fotogramma” davvero particolare, una scena così eccezionale da imprimersi negli occhi per sempre. È l’immagine di quegli uomini armati di archi che – proprio dalle Mura o da altri punti “sopraelevati” della città risparmiati dall’ondata di acqua e fango – soccorrono i loro concittadini rimasti intrappolati nelle case.

Gli “arcieri”, infatti, lanciavano da una parte all’altra frecce legate a robuste corde, con le quali nelle ore del caos e dell’emergenza si costruivano efficaci carrucole per rifornire di viveri o altri generi di prima necessità chi non poteva uscire di casa né scendere al portone. Un sistema improvvisato lì per lì, ma assai efficace, che vide tra i suoi protagonisti un arciere provetto: il compianto artista Lucio Parigi, del quale oggi in tanti ricordano i “tiri da cecchino”.

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Anche quella singolarissima pratica di soccorso è testimoniata nell’immenso patrimonio di memoria dell’archivio fotografico dell’Agenzia Bf di Grosseto. Nella grande foto qui accanto si vedono infatti proprio i cavi tesi fra le Mura e un palazzo di via Ximenes. E attaccato alle corde un sacchetto, nel quale probabilmente si trovano cibo o medicinali per “i rifugiati” negli appartamenti ai piani alti.

Avvicinandosi il cinquantesimo anniversario della grande alluvione, il Tirreno ha chiesto all’Agenzia Bf – da sempre “occhio” del quotidiano – alcune foto particolarmente significative. Un po’ alla volta, da qui al 4 novembre, il giornale le pubblicherà tutte, per invitare i grossetani a riconoscersi o a riconoscere luoghi, cose e persone.

Chiunque abbia una storia, un ricordo, un’emozione legata a queste immagini è invitato a scriverci, a contattare il Tirreno che – giorno dopo giorno – pubblicherà tutto il materiale consegnandolo alla carta e al web. Così, tutti insieme, contribuiremo a costruire un pezzetto di un grande archivio della memoria da consegnare al futuro. Perché l’alluvione del ‘66, come dimostrano i tanti drammi che ancora continuano a piagare questa terra, è una storia che ha ancora molto da dire. Una storia da non dimenticare.

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