Il Tirreno

Grosseto

Ombrone 1966: le foto del dramma e i vostri racconti per scrivere al futuro - Come contattarci

Emilio Guariglia
Anche i soccorritori sono in difficoltà sotto la pioggia (foto Bieffe)
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Anche i soccorritori sono in difficoltà sotto la pioggia (foto Bieffe)

Le immagini dell’Agenzia Bf dopo cinquant’anni cercano i loro protagonisti: appello ai grossetani. Ecco come fare per contattarci

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Sono passati cinquant’anni, dalla grande piena dell’Ombrone. Anche stavolta, con la puntualità dovuta a ogni anno che il calendario fa finire con il numero 6, Grosseto e la Maremma si preparano a ricordare in maniera speciale con cerimonie, mostre, celebrazioni, convegni, spettacoli, pubblicazioni e iniziative di ogni genere.

È il rito dell’anniversario, sempre benvenuto – per occasioni liete o tristi – quando davvero serve a tener viva la memoria come radice di futuro.

Stavolta però il rito sembra avere davvero un sapore diverso. Meno formale, quasi un’urgenza. E non solo per quella bella cifra tonda (50!) che anche nella numerologia delle nozze vale oro, ma anche e soprattutto perché mai come ora si comincia ad avvertire il bisogno di non dimenticare.

Chi c’era, in quel drammatico novembre del 1966, oggi deve fare i conti con i capelli bianchi. Anche quelli che nel 1966 erano appena dei bambini. Per tutti quei giorni furono – letteralmente – uno spartiacque, una cesura fra un “prima” e un “dopo”. Un accadimento talmente vivo nella testa e nella carne delle persone, da non avere quasi la necessità di essere trasferito da memoria privata a memoria pubblica, da storia personale a storia ufficiale. Un racconto, semmai, tramandato di padre in figlio e da nonno a nipoti, magari affacciati sulla golena dell’Ombrone dove da cinquant’anni – ogni volta che piove un po’ più del solito – chi c’era porta i più giovani a vedere, a capire, a sapere.

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Così, se si guarda bene, dell’alluvione di Grosseto – quella che non a caso Pilade Rotella e Luciano Bianciardi definirono “per la povera gente” – oggi il mondo sa pochissimo. Per questo nel 2016, quando i testimoni diretti – quelli che sanno, quelli che hanno visto, quelli che conoscono – cominciano a contarsi, diventa essenziale mettere nero su bianco la propria vicenda personale e consegnarla al mondo. Anche a quei tanti che ancora oggi – in tutta Italia e non solo – di alluvioni continuano a soffrire se non a morire.

Lo ha dimostrato Claudia Milani, la “bambina sul tetto” che nel 2016, dopo mezzo secolo di pudore, ha deciso di scrivere la sua storia e di consegnarla alla stampa; lo dimostrano, per esempio, le centinaia di testimonianze che i grossetani stanno lasciando su Facebook nel gruppo “La piena del 66 a Grosseto”, nato dall’impulso di Massimo Ciani e Giampaolo Ciurli.

Anche il Tirreno vuole allora contribuire alla costruzione di un grande, e indelebile, archivio della memoria. A modo suo. A partire da oggi infatti il giornale pubblicherà alcune delle centinaia di straordinarie fotografie custodite dall’Agenzia Bf, autentico “museo della memoria” per immagini.

Sono foto scattate nei giorni del dramma e documentano il dramma nel modo più elementare ed efficace: i paesaggi devastati, i volti delle persone che soffrono, lavorano, sperano.

Molti di questi luoghi e di questi volti, a distanza di cinquant’anni, hanno perso il loro nome. Per questo invitiamo tutti i grossetani a guardare queste immagini, a riconoscersi o a riconoscere qualcuno e qualcosa e a scriverci, a raccontarci. Tutto il materiale che riceveremo troverà spazio e voce, sulla carta del quotidiano e lungo i sentieri senza limiti del web. Per portare la memoria dell’alluvione del 1966 – amara e dolce, comunque esemplare – da Grosseto a ogni angolo del mondo.

  • COME FARE PER CONTATTARCI

Oggetti, automobili, negozi, case sventrate; angoli di città irriconoscibili a mollo nel padule: le immagini dell’archivio dell’Agenzia Bf riemergono dal passato come lampi. Alcune sono “celebri”, viste e riviste nel tempo, altre pressoché inedite. Se in queste foto, e in quelle che pubblicheremo nei prossimi giorni, leggete una storia che vi appartiene, scriveteci all’indirizzo di posta elettronica ombrone1966@iltirreno.it o sulla pagina Facebook del Tirreno

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