Il Tirreno

Grosseto

Depressione, via i farmaci con l’intervento precoce

di Francesca Ferri
Depressione, via i farmaci con l’intervento precoce

Insieme all’ansia a Grosseto è stata trattata con un approccio rivoluzionario. In un convegno i risultati di una sperimentazione che si spera diventi protocollo

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GROSSETO. E se la depressione e l’ansia si potessero cacciar via senza prendere medicinali ma affidandosi a un manualetto e a sette incontri, uno a settimana, con un’infermiera? Non è un miraggio, ma è un innovativo approccio sperimentato a Grosseto dal 2011 al 2015 che coinvolge una rete di professionisti, a partire da medici e infermieri del dipartimento di Salute mentale dell’Asl di Grosseto, poi i medici di base, le associazioni CittadinanzAttiva e Oasi onlus e, ultime ma non meno importanti, le stesse persone colpite che diventano parte attiva di questa “terapia”. Un approccio che funziona.

Si chiama “Progetto innovazione Asl 9. Intervenire precocemente intercettando i bisogni”, è a cura del Dsm, e i risultati saranno esposti sabato 15 ottobre nel convegno “L’intervento precoce per la depressione e l’ansia” dalle 8.30 alle 13 nella sede dell’Ordine dei medici (che patrocina l’evento, organizzato dall’Usl Toscana sud est) in via Papa Giovanni XXIII.

Le parole d’ordine sono proprio “intervento precoce”, possibile grazie al coinvolgimento dei medici che meglio conoscono i pazienti: i medici di famiglia. «Il loro coinvolgimento permette una maggiore accessibilità – spiega Marco Lussetti, psichiatra del Dsm e coordinatore del team Dec – perché chi soffre di ansia o depressione spesso per lo stigma non viene da noi. Abbiamo iniziato con nove medici di medicina generale, coordinati da Rita de Lilla a settembre 2011. L’approccio è stato quello della “collaborative care”».

Alla fine del progetto i medici di base coinvolti erano una ventina e oltre cento i pazienti trattati, per lo più donne (75%), dai 20 ai 75 anni. Quanti hanno visto scomparire i sintomi? «Nel primo gruppo trattato, di 17 persone, partite con in media una depressione moderatamente grave – spiega Lussetti – dopo i sette incontri del trattamento presentavano una depressione lieve e dopo ulteriori sei mesi nessuna depressione». Il secondo gruppo di 90 persone è stato valutato con parametri ancora più stretti, relativi sia alla depressione che all’ansia. «Ebbene, alla fine del trattamento, cioè 7 incontri, il 68 per cento delle persone non presentavano più i sintomi di nessuna delle due», dice Lussetti. Un ottimo risultato se si pensa che in Inghilterra, dove questa tecnica è nata, è considerato un buon risultato la guarigione del 50%.

Ma come è possibile, senza farmaci? «La potenza di questo approccio è che usiamo il medico di famiglia che conosce il contesto in cui vivono le persone, sa accorgersi se uno è un po’ più triste del solito, ha una visione più olistica del paziente – dice Lussetti – Gli mancano forse alcun capacità tecniche sulla diagnosi. Quella ce la mettiamo noi ed è lì che nasce la nostra collaborazione. Se il disturbo è all’inizio, è leggero, non c’è bisogno di grossi interventi. La grossa sfida per i disturbi di ansia e depressione non grave è un trattamento su tecniche cognitivo comportamentali a gradini».

Il trattamento una le linee guida “Nice” dell’Istituto per l’eccellenza clinica inglese, giudicate fra le migliori al mondo. Queste prevedono un autoaiuto guidato attraverso un facile libretto, “Essere depressi e giù d’umore. Una guida all’auto aiuto”, tradotto dall’inglese dallo stesso Lussetti ed edito da Effigi, che spiega in maniera semplice cosa sono l’ansia e la depressione e attraverso quesiti a risposta multipla aiuta la persona e l’infermiere a inquadrare meglio il problema. Sì, proprio l’infermiere che diventa una figura chiave nel trattamento. «L’infermiere che conosce queste tecniche – spiega Lussetti – motiva la persona, l’aiuta, in modo che già dal primo incontro questa si senta meglio perché sa che cos’ha e come superarla». Nel progetto l’infermiera di riferimento è stata Luciana Taranto. Se necessario poi si fanno anche incontri di gruppo con uno psicologo o di persone in due ondate. Lussetti non esita a definire questo approccio «una rivoluzione», un «cambio filosofico», un «lavorare con la base, in modo che un piccolo aiuto basti a stare meglio». E se si pensa che in Italia ogni anno 10,4 donne su 100 hanno un disturbo, contro il 3,9 per cento degli uomini, è chiaro che intervenire prima che i sintomi si aggravino è fondamentale.

Insomma, il metodo funziona. Ma la sperimentazione è ferma da un anno a causa del trambusto organizzativo seguito al riassetto delle Asl dopo il passaggio alle macroaree. «Dovremmo riprendere tra un mese – spiega Lussetti – e speriamo che la sperimentazione possa diventare protocollo abituale».

 

Il programma del convegno

Il convegno si apre sabato 15 ottobre alle 8.30 con i saluti a cura di Roberto Madonna, presidente dell’Ordine dei medici; Simona Dei, direttrice sanitaria Usl; Fabrizio Boldrini, direttore Area grossetana; Maddalena de Mastro, presidente Oasi onlus; Giuseppe Cardamone, responsabile Area omogenea Salute mentale Adulti della Usl e del progetto. Relazioni e interventi. Moderatore, Giuseppe Cardamone: 9. 45 “L'importanza di un intervento precoce ed efficace per il trattamento dei disturbi mentali comuni nella popolazione” a cura di Andrea Fagiolini. 10.15 “La depressione e l’ansia nel Chronic Care Model e nel lavoro del medico di medicina generale”, a cura di Sandro Maurri. 10.45 “Il trattamento dei disturbi emotivi comuni nell’Area funzionale territoriale Grosseto Centro: i risultati di cinque anni di sperimentazione”, a cura di Rita de Lilla, Marco Lussetti, Luciana Taranto, Alessandra Piscitelli. 11.15 “Come vincere la sfida e cambiare il proprio stile di vita. Il punto di vista dell’interessato”, una testimonianza.

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