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Disagio sociale e povertà: l’sos di 16.000 persone
Grosseto: numeri ancora altissimi, il doppio di 5 anni fa. Questi i dati degli accessi al Coeso Società della salute.
GROSSETO. Numeri ancora altissimi, il doppio di 5 anni fa. Sono oltre 16mila le persone che hanno chiesto aiuto ai servizi sociali rivolgendosi al Coeso Società della salute. Di queste circa 9mila (più della metà) sono residenti a Grosseto. La cifra (riferita al 2015 e ultimo dato aggiornato) da una parte conferma gli accessi del 2014 e dall’altra “raddoppia” le cifre del 2011 attestate sulle 8540 persone. Ma ecco nel dettaglio.
Numeri boom. Nel 2010 il Coeso (consorzio che raggruppa i sei comuni della zona socio sanitaria grossetana, Grosseto, Campagnatico, Castiglione della Pescaia, Civitella Paganico, Roccastrada e Scansano, più l’azienda sanitaria locale per gestire, programmare e integrare i servizi sanitari territoriali, socio sanitari e socio assistenziali) aveva aiutato 8.651 persone; nel 2011 invece 8.540 (poco meno del 2010). La crisi era tornata a mordere nel 2012 quando il Coeso accoglieva 9.643 persone. Ancora di più ne aiutava nel 2013 (10.795) e nel 2014 (16.383). Nel 2015 gli accessi al Coeso confermavano il trend 2014 con 16.389 accessi. Come si leggono questi dati?
Numeri alti, ma stazionari. «Il dato - risponde Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso - conferma la tendenza registrata l’anno prima e parla di numeri ancora assolutamente altissimi. Tuttavia, a mio parare, la mancata crescita potrebbe anche indicare che la crisi sta pian piano rallenta il passo e che ci potrebbe essere una ripresa». Il disagio sociale e socio economico nella zona sociosanitaria grossetana è tendenzialmente immutato e «potrebbe ravvisare (condizionale d'obbligo) un graduale avvio dell’uscita dalla crisi». L’apice è stato raggiunto gli anni scorsi.
Quale povertà. Se analizziamo i dati, spiega Boldrini, vediamo che «la “povertà assoluta” in cui rientra una fascia minima della popolazione resta pressoché immutata, e per essa sono previsti interventi specifici e codificati, mentre aumenta il bisogno di assistenza e aiuto nella fascia “media” della popolazione che, improvvisamente e per cause come la perdita di lavoro, si trova in una condizione mai vissuta prima». Aumenta insomma la “povertà relativa”, quella che Boldrini definisce come «l’incapacità di un soggetto o famiglia di usufruire quanto la media delle persone della sua area e contesto sociale degli stessi servizi di cui godeva fino a qualche tempo fa». Occhiali, libri di testo, cose a cui molte famiglie non possono più accedere e che le fanno sprofondare in situazioni di ansia e frustrazione, fino a chiedere aiuto ai servizi.
Quali aiuti. Su questa base, negli anni è cambiata anche l’attività del servizio sociale, «che oltre a garantire e attuare gli interventi e le prestazioni previste per legge deve anche spesso svolgere un compito proattivo (anticipatorio), intercettando il bisogno e proponendo soluzioni prima che la condizione diventi troppo difficile da gestire. Per queste persone il servizio sociale professionale ha strutturato una serie di risposte che non si limitano al semplice contributo in denaro - che può rappresentare un aiuto solo momentaneo per la famiglia ma non garantisce un’uscita dal bisogno sul lungo periodo - ma una serie di misure per aiutare il nucleo familiare a riacquistare l’autonomia economica e sociale perduta. Impresa non facile, perché il Coeso - conclude Boldrini - non ha sempre gli strumenti giuridici né le risorse economiche per rispondere a tutte queste richieste con un progetto che migliori la vita degli individui e che si avvale, spesso, della rete messa in piedi con il volontariato e il terzo settore».
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