Il Tirreno

Grosseto

Poste, canoni non versati Licenziamento confermato

di Pierluigi Sposato
Poste, canoni non versati Licenziamento confermato

Il giudice del lavoro respinge il ricorso di una dipendente dell’ufficio di Follonica «Era venuto meno il rapporto fiduciario, gravi le irregolarità contestate»

3 MINUTI DI LETTURA





FOLLONICA. Il giudice del lavoro ha confermato il licenziamento di Valentina Bernardeschi, dipendente di Poste Italiane, che aveva presentato ricorso contro la decisione adottata dall’azienda il 2 luglio 2014 in seguito a due contestazioni disciplinari.

L’ordinanza del dottor Giuseppe Grosso giunge praticamente alla vigilia della prima udienza penale di fronte al Tribunale: l’ipotesi è peculato e i fatti sono connessi. La questione riguarda, in un caso come nell’altro, le irregolarità nella ricezione di versamenti del canone Rai. Quattro i casi oggetto del procedimento penale (tutti del 2013), due quelli che sono stati sottoposti all’attenzione del giudice del lavoro, due contestazioni relative ad altrettante irregolarità (provvedimenti del 23 gennaio 2014 e 22 maggio 2014). La dipendente aveva contestato che l’irregolarità avesse potuto essere riferita a lei, visto che sul posto di lavoro vi erano altre sportelliste, la mancanza di tempestività delle contestazioni (specie nel secondo caso), la sproporzione della sanzione. Di fronte al giudice, l’azienda ha contestato le conclusioni della dipendente, ricostruendo l’iter iniziato da una richiesta della Agenzia delle entrate (settembre e ottobre 2013).

Il Tribunale ha ritenuto infondato il ricorso di Bernardeschi, ritenendo incontestabili e gravi i due episodi di irregolarità di ricezione dei versamenti del canoni Rai; ritenendoli attribuibili a Bernardeschi e non ad altri; riscontrando che le operazioni non risultano, né contabilmente né economicamente, all’ufficio postale di Follonica. Il giudice osserva anche che «nessuno mette in dubbio, né potrebbe, che i due utenti abbiano versato il denaro: se non lo avessero fatto e, distrattamente, l’operatrice avesse però fatto risultare in qualsiasi modo l’operazione come eseguita, si sarebbe registrato un ammanco di cassa, dalla stessa eventualmente ripianabile». Inoltre, sempre secondo le conclusioni del giudice di primo grado, qualora vi fosse stata una distrazione e l’importo non fossero state contabilizzate ma riscosse, «si sarebbe dovuto realizzare un surplus di cassa; al contrario, non risultando alcuna anomalia di cassa, è segno questo che l’importo, nelle due occasioni, è stato distratto dalla sua legittima destinazione».

Poiché le azioni attribuite a Bernardeschi sono ritenute finalizzate all’appropriazione delle cifre dei due importi, «tali condotte appaiono, dal punto di vista tanto oggettivo quanto soggettivo, idonee a recidere definitivamente il rapporto fiduciario». Era possibile che la dipendente mancasse di nuovo alle proprie mansioni, che avrebbe dovuto eseguire correttamente e fedelmente, e «gli adempimenti registrati da parte della Bernardeschi sono invero talmente rilevanti e connessi a così gravi violazioni della procedura - argomenta ancora il dottor Grosso - da giustificare in ogni modo il provvedimento disciplinare più severo», cioè il licenziamento. Il giudice ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di lite (3.500 euro) e ha anche disposto, automaticamente, l’invio delle carte alla Procura, che ha già comunque iniziato a esercitare l’azione penale.

Valentina Bernardeschi adesso potrà proporre appello contro questa ordinanza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore