Il Tirreno

Grosseto

Lo scuolabus, un tabù per i grossetani

di Francesca Ferri
Lo scuolabus, un tabù per i grossetani

Nonostante il traffico nelle ore di punta, solo 190 alunni su circa 5.000 lo usano. E funziona solo per le campagne

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GROSSETO. Nemmeno duecento alunni dei circa 5.000 che frequentano le scuole grossetane vanno e tornano da scuola con lo scuolabus. Quest’anno solo 190 bambini, tra materne, elementari e medie, si affidano ai mezzi pubblici secondo i dati del Comune di Grosseto, che gestisce il servizio. Nemmeno il 4 del totale. Difficile crederci? Neanche tanto.

Basta muoversi nelle vicinanze delle scuole negli orari di ingresso e uscita degli alunni. Davanti agli istituti si accalcano decine di auto di genitori e nonni pronti a tutto pur di accaparrarsi un lembo di asfalto il più vicino possibile al banco del pargolo, a costo di intralciare il traffico, intasare le rampe per disabili, occupare le strisce pedonali e rendere difficile e pericoloso il percorso degli alunni che abitano nei pressi della scuola e vanno e vengono a piedi.

Nelle scorse settimane Il Tirreno ha raccolto la protesta di alcuni genitori di bambini della scuola elementare di via Monte Bianco esasperati dalla maleducazione e dal non rispetto delle regole della strada di altri genitori. Gli insegnanti hanno addirittura coinvolto i bambini in un progetto per sensibilizzare i genitori al rispetto delle regole della strada

Ma perché, se c’è un problema di traffico e di sicurezza, così pochi alunni prendono lo scuolabus? Eppure andare con il pulmino permetterebbe in un colpo solo di eliminare il traffico e darebbe ai bambini un’occasione di autonomia. Nella stessa scuola di via Monte Bianco, per esempio, su 330 iscritti solo quattro o cinque prendono lo scuolabus.

Le ragioni sono diverse. I costi, ad esempio. Il servizio prevede una tariffa a carico delle famiglie che varia a seconda delle fasce Isee: si va da un esonero totale a un massimo di 770 euro annuali.

Se anche si fosse disposti a pagare, non tutti, però, potrebbero mandare i figli a scuola con lo scuolabus.

Il servizio, fanno sapere dal Comune di Grosseto, è attivo solo per i bambini che abitano nelle frazioni o in campagna e vanno a scuola in città. Non esiste invece per chi abita a Grosseto. «Il servizio è da sempre impostato così», spiega il vicesindaco Luca Agresti. «Non è che in città non si può fare – aggiunge – ma si è sempre scelto di farlo così perché era quello che aveva più esigenze». Chi abita in città lontano da scuola non può che salire in macchina e andare a prendere i figli da solo.

Eppure parlare di costrizione, a onor del vero, sarebbe un errore. Tastando gli umori tra mamme e babbi fuori da scuola, nessuno o quasi sente l’esigenza di lasciar andare i figli a scuola da soli. «Preferisco venire io stessa» è il ritornello.

Il vicesindaco lo conferma. «Negli anni – dice – qualche richiesta c’è stata, ma pochissime. E comunque Grosseto resta una città che permette ancora di portare i figli a scuola. Tutti sappiamo che ci sono orari più faticosi ma nel giro di un quarto d’ora il traffico sparisce». Quanto ai buoni propositi di rendere i bambini autonomi, quelli, a quanto pare, non sono neanche contemplati. Ma d’altronde l’Italia è il Paese dei mammoni. E si impara fin da piccoli.

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