Gioco
Marijuana, Moni resta in cella
Ai domiciliari i due sardi sorpresi con la droga a Principina
GROSSETO. Hanno risposto tutti e tre al giudice gli uomini arrestati l'altra settimana dai carabinieri perché ritenuti responsabili della piantagione di marijuana scoperta nelle campagne di Scansano, a Selva Piana.
Ma i loro destini si sono separati dopo gli interrogatori: Gianfranco Moni, 56 anni, originario di Orune (Nuoro), allevatore e proprietario dell’azienda, resta in carcere; Giulio De Rosa, 33 anni, originario di Nuoro, anche lui allevatore, va ai domiciliari a Orgosolo, dove abita; e Gheorghe Mazilu, 54 anni, originario della Romania, pastore, è stato liberato.
Così ha deciso il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci, che ha ascoltato i tre nell’aula del Tribunale. Assistiti dall'avvocato Carlo Valle, i tre hanno dato spiegazioni sul perché della coltivazione abusiva. Nei confronti di Moni hanno giocato a sfavore i numerosi e gravi precedenti anche di natura violenta. Qualche grattacapo in passato con la giustizia anche per De Rosa. Ciò che emerso nel corso delle indagini e degli interrogatori è di fatto che la famiglia proprietaria del terreno avrebbe concesso la coltivazione abusiva come una sorta di favore passato da ricambiare. Trenta i chili di marijuana sequestrata.
Ai domiciliari, invece, gli altri due uomini di origine sarda arrestati contestualmente ma in un’altra operazione sempre dai carabinieri, a Principina Terra. Si tratta di Antonio Sanna, 63 anni, originario di Orune, e Gianfranco Sanna, 37 anni, nato a Viterbo. Sono stati portati in prima mattinata davanti allo stesso giudice, al quale hanno preferito non dichiarare nulla (difesa avvocato Michele Mensi). In tutto i militari hanno scoperto duecento piante di cannabis in fase di essiccazione e dieci chili di marijuana pronta per essere venduta.
(p.s.)
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