Gioco
Castagne, dramma muffa: in fumo 6 milioni di euro
Piante non produttive e raccolto quasi completamente cancellato sull’Amiata. L’associazione dei produttori chiede una soluzione e un incontro con i sindaci
ARCIDOSSO. Mancano solo due mesi perché si chiuda il 2016, anno bisestile. Il febbraio con 29 giorni non piace proprio soprattutto agli agricoltori e quest’anno il vecchio adagio ha tutte le ragioni. Infatti, mentre l’ottobre sta avanzando a gran passi, in Amiata (ma non solo) si sta consumando il dramma castagni. Gli alberi sono completamente privi di ricci. E se qualche castagna c’è, o subito o dopo qualche giorno si riempie di muffe.
Il disastro economico è stato stimato in 6 milioni di euro. Tanto è il giro di affari che ruota intorno al prelibato frutto di montagna. I castanicoltori sono disperati. Alcuni nemmeno hanno pulito i castagneti. Altri per scaramanzia e per non vedere andare in malora il proprio patrimonio invece li hanno puliti. Ma sui prati non cade un riccio.
Corrado Lazzeroni di Arcidosso, castanicoltore per passione, è sgomento. «Ho pulito – spiega – perché si fa presto a vederli riempirsi di erbacce. Ma dentro il castagneto non c’è un rumore. Nessun riccio cade a terra. Tra i rami, alcuni dei quali secchi, o con le foglie accartocciate, filtra il sole. Castagni che non fanno più nemmeno ombra. Io non credo affatto, come è stato ultimamente detto, che la mancanza di frutto dipenda dalla vicinanza delle centrali geotermiche. Ma bisognerà capire da cosa sia stato causato questo disastro. E che le istituzioni si attrezzino per fare qualcosa. Qui ne va della sopravvivenza stessa di questa fetta di economia che rappresenta per molti di noi linfa economica essenziale e vitale».
Di fronte a una situazione che ha convinto alcuni grossisti a non aprire e altri a non fare, per adesso, nemmeno il prezzo delle poche castagne che vengono portate, Lorenzo Fazzi, presidente dell’associazione Castagna Monte Amiata Igp spiega: «Giovedì alle 11 all’Unione dei comuni ho convocato tutti i sindaci e il presidente dell’Unione Jacopo Marini, le associazione Cia, Coldiretti, Confagricoltura, la cooperativa Procam e l’associazione castagna Igp. Dobbiamo valutare il da farsi. Chiedere la calamità naturale? O cercare opportunità diverse a sostegno dei castanicoltori? In qualche modo dobbiamo essere sostenuti».
L’associazione ha mandato ad analizzare alcuni campioni di castagna con le muffe all’università della Tuscia e a breve manderà ad analizzare le castagne con muffe al Crea.
«Non credo che come associazione possiamo fare di più – dice ancora –. Di fronte a una catastrofe come questa bisogna che siano le istituzioni a dare una mano e i castanicoltori stessi a muoversi. Dico subito, comunque, che raggiungere di nuovo l’equilibrio sarà cosa lunga. Abbiamo il cinipide, ma abbiamo anche questa disdetta delle muffe che rendono le castagne inutilizzabili».
Anche il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci conferma. «Non c’è un riccio a pagarlo oro – dice –. Per il nostro paese, che è fra i maggiori produttori di castagne, è una rovina. Stiamo valutando di chiedere la calamità naturale o percorrere la via di altre opportunità che diano una boccata di ossigeno ai castanicoltori».
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