La protesta
Ombrone in sicurezza, lavori in corso
Alluvione 1966: la littorina presa a noleggio dal Consorzio Bonifica ha fatto visitare i cantieri allestiti lungo il fiume
GROSSETO. Sono trascorsi cinquanta anni da quando la città di Grosseto (ma anche l’entroterra senese), dopo incessanti piogge, si ritrovò sommersa dall'acqua. L’Ombrone straripò al mattino, rompendo gli argini nella zona del Berrettino, tra via de Barberi e l’Aurelia, a sud dell’abitato. Il fiume, fino al giorno prima rintanato nel suo letto, coperto dalla vegetazione che ne incornicia il corso, uscì e venne a trovare Grosseto. E non fu una visita di cortesia.
Ieri la littorina d’epoca, presa a nolo dal Consorzio Bonifica Toscana Sud, ha portato giornalisti e autorità sul luogo del delitto, lungo la dorsale grossetano-senese tracciata dall’Ombrone. Per scoprire analogie e differenze con 50 anni fa, quando il fiume e i suoi affluenti esondarono in più punti, allagando prima i paesi dell'entroterra e poi, come detto, il capoluogo della Maremma. Si chiama “Ombrone 1966-2016 - La storia di una tragedia, la forza di un popolo” il calendario di eventi commemorativi allestito da una trentina di enti e associazioni, tra cui il Consorzio di bonifica Toscana Sud. Il viaggio in carrozza tra Grosseto e Buonconvento è stata la quarta tappa di un cartellone di eventi (mostre, convegni, pubblicazioni) che si concluderà a fine novembre. A fare da guida, ieri, oltre al presidente e al direttore del Consorzio, un anziano macchinista che il 4 novembre di allora percorreva proprio questa tratta. «Per chi allora era già nato e viveva a Grosseto o nelle campagne, per chi nel 1966 era già in grado di capire e ricordare - spiega il presidente del Consorzio Fabio Bellacchi - sentir rammentare l’alluvione suona sempre come un pugno nello stomaco. Ma ciò che accadde è scolpito non solo nella memoria di chi l’ha vissuto ma anche nelle nuove generazioni, che hanno sentito i racconti o che ne hanno potuto constatare le tragiche conseguenze attraverso immagini, pubblicazioni, cronache dell'epoca».
Bellacchi mostra almeno un paio di cantieri del consorzio aperti laddove l’Ombrone incrocia la linea ferroviaria: «Ci sarà sempre tanto da fare per tenere bene l’Ombrone e i suoi affluenti: piante da tagliare, breccia da rimuovere, argini da rinforzare. Tra essere un patrimonio ambientale e paesaggistico e diventare motivo di preoccupazione per l’incolumità dei cittadini, il passo è breve. Noi continuiamo a lavorare per la messa in sicurezza, ma c’è una necessità imprescindibile di destinare altre risorse regionali e nazionali per interventi di prevenzione».
E in effetti passi avanti, nella programmazione, nel coordinamento, nella gestione degli interventi di idraulica fluviale ci sono stati. Più difficile, guardando fuori dal finestrino, scacciare la sensazione che i pericoli, nel caso di precipitazioni nell’ordine delle centinaia di millimetri, siano sempre dietro l’angolo. Nel corso della giornata, ai settanta viaggiatori della littorina, sono state offerte le testimonianze di Frido Rocchi, il macchinista in servizio la notte dell’alluvione e Claudio Bottinelli, il giornalista che insieme a Omero Marraccini la raccontò ai grossetani sulle colonne del Tirreno.
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