Gioco
Caldana, lucchetti al campo sportivo Genitori infuriati
L’impianto è stato chiuso perché non ci sono i defibrillatori Le mamme: «È una scusa, le regole salvavita sono del 2013»
GAVORRANO. Il campo da calcetto è stato chiuso definitivamente. Dopo la protesta dei genitori per l’incuria e la sporcizia che regnavano sulla struttura sportiva, sul cancello d’ingresso è apparso un lucchetto chiuso con tanto di catene insieme a un cartello, messo dall’associazione che si è aggiudicata il bando di gestione a maggio.
È l’Asd Caldana Sport e Motori, che riassume il motivo di questa chiusura nel fatto che l’associazione non è provvista di un defibrillatore, imposto invece dalla normativa, come si legge sul cartello. Ma i genitori non credono a questa versione. «L’impressione è che il defibrillatore sia un pretesto per poter chiudere – dicono da Caldana – Abbiamo segnalato il fatto al Comune di Gavorrano, ma ancora non abbiamo avuto risposta».
Il caso era nato alcuni giorni fa dopo che alcune mamme avevano denunciato il degrado del campo del paese, uno dei pochi spazi in cui i ragazzi caldanesi possono ritrovarsi per giocare. Lo stato di abbandono era tale da rappresentare anche un pericoli per i ragazzi, hanno spiegato, dato che le porte non erano fissate al suolo.
Oggi però, con il campo chiuso, i rischi sono aumentati. «Alcuni ragazzi scendono dalla parete di roccia che costeggia il campo pur di andare a giocare, rischiando di farsi male» continuano i genitori. Il cancello chiuso insomma non riesce ad arginare la voglia dei giovani di giocare. E a poco sembra servito ciò che si legge: «chiusura temporanea impianti sportivi». Un prologo alle motivazioni che hanno portato l’associazione sportiva che gestiva gli impianti a chiudere. «La Caldana Sport e Motori – si legge su di un cartello – ha deciso di chiudere temporaneamente l’impianto in oggetto fino a quando non sarà in grado di adeguarsi alla normativa in materia di impianti sportivi entrata in vigore a luglio 2016, che prevede la presenza di defibrillatori semiautomatici e personale adeguatamente formato all’interno della struttura, in grado di intervenire in caso di bisogno». A questo proposito, «Si precisa che l’inadempienza a tale norma continua il cartello – comporta sanzioni penali e amministrative per i membri del consiglio direttivo».
Nel messaggio lasciato dall’associazione c’è anche un impegno. «Dopo la festa di ottobre 2016, in funzione del ricavato e del numero dei collaboratori disposti a profondere l’impegno che tale gestione comporta, l’associazione valuterà la sostenibilità economica (che tra canone annuo, due polizze assicurative, consumi luce e acqua, ammonta a circa seimila euro all’anno) e logistica, l’eventuale annullamento della convenzione, la riapertura o altro». Ma «fino a quel momento chiunque entri nella struttura a cancelli chiusi lo fa sotto la propria responsabilità». È una versione che, appunto, non convince i genitori. «Allora come sono riusciti ad aggiudicarsi il bando se non erano in regola? – si chiedono – La legge sui defibrillatori è del 2013, quindi il Comune doveva sapere a chi affidava la gestione».
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