Gioco
I tre esperti bocciano l’idea
GROSSETO. E vediamo cosa ne pensano della maxi farfalla in piazza Nassirya tre maremmani di spicco. Il fotografo. Federico Borselli, grossetano, è un artista e fotografo freelance, è stato...
GROSSETO. E vediamo cosa ne pensano della maxi farfalla in piazza Nassirya tre maremmani di spicco.
Il fotografo. Federico Borselli, grossetano, è un artista e fotografo freelance, è stato redattore del Witness Journal e del progetto FotoUp. Ha collaborato con l’agenzia Contrasto. Vive tra Milano, Grosseto e Torino. «Isgrò mi piace - scrive - apprezzo le sue cancellature, le sue pubblicazioni. Ha intuizioni straordinarie. Mi convincono meno le proporzioni delle sculture. Non mi è piaciuto, per esempio, all’Expo. Per quanto riguarda il bozzetto e l’articolo pubblicato su Lettura e poi sul Tirreno, una farfalla di otto metri mi pare inutile e banale. Ok al testo cancellato, no a questo “mostro”, peraltro calato dall’alto sopra la testa di cittadini con modalità ottocentesche, senza un pensiero contemporaneo su quella che dovrebbe essere l’arte pubblica».
Il pittore. Critico anche Fosco Tarsi, presidente dell’associazione Primavera Maremmana. «Chigiotti si sente libero di fare tutto ciò che vuole – dice – Tuttavia come cittadino grossetano, guardando il bozzetto, contesto la decisione che ha preso. Mi auguro che, come accaduto per il monumento del badilante al Diversivo (che pagammo noi come associazione Primavera Maremmana), la maxi statua non gravi economicamente sulla comunità grossetana».
L’esperta. Articolato il ragionamento di Daniela Lembo, consigliere comunale del M5s, già specialista in comunicazione e relazioni interpersonali, ma soprattutto funzionario dell’ufficio cultura della Provincia. «Premesso - spiega la Lembo - che non abbiamo fatto passaggi con gli attivisti del Movimento, ma ne abbiamo parlato tra noi consiglieri (e siamo in sintonia), posso dire che il progetto del monumento di Isgrò può risultare anche interessante (e l’opera di indubbio valore), ma discutibile appare la metodologia con cui viene proposto/imposto». La Lembo sottolinea come il M5s apprezzi modelli culturali tipo La citta visibile, dove «esiste effettivamente partecipazione e condivisione nella qualità». «L’opera di Isgrò - conclude - è cultura, è vero, ma la cultura, l’arte pubblica, oggi è qualcosa che non si può imporre, dettare. La cultura è un servizio che richiede dei processi, dove i cittadini sono attori e protagonisti, tanto più se si investono soldi pubblici. In questo caso, peraltro, non si è ancora capito chi paga». (g.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
