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Grosseto

Taglio «selvaggio» del bosco: c’è la petizione

Taglio «selvaggio» del bosco: c’è la petizione

Arcidosso, il consigliere Lazzeroni mette in guardia dagli scempi. Nasce un gruppo su Facebook

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ARCIDOSSO. «Il bosco quando è maturo va tagliato, ma va anche rispettato e con certi tagli che vengono fatti in Amiata, di rispetto ce n’è sicuramente poco. Qui basterebbe l’imbecille di turno con un cerino in mano e il gioco sarebbe fatto. Il sottobosco che fine fa? È previsto il rimboschimento dopo queste tagliate, i funghi poi?».

Il grido d’allarme sul taglio dei boschi del monte Amiata giudicato «selvaggio» da molti, arriva dal consigliere Corrado Lazzeroni di Arcidosso, ma il suo si affianca a quello di tanti residenti di entrambi i versanti della montagna. Di fronte a quella che appare una desertificazione della cintura arborea amiatina, sono state raccolte firme e depositate in Comune per fermare quello che viene definito uno scempio. Grandi spiazzi deserti laddove prima c’erano ampie faggete, solchi di mezzi cingolati che creano una grave offesa al bosco, distruggono il sottobosco e le sue ricchezze, funghi in primis. Si è creato anche un gruppo Facebook per segnalare una problematica che rischia di deturpare la montagna amiatina, unica in Italia a essere verdeggiante fino alla cima.

Nessuno sostiene che il taglio non sia necessario, ma soprattutto ultimamente, secondo chi nel bosco ci è nato e lo conosce bene, i tagli sono fatti in modo violento per la delicata copertura della montagna.

Oltre tutto si lasciano per terra tronchi e ramaglie, resti più o meno consistenti che se non tolti saranno portati a valle nella stagione delle piogge, intaseranno i fossi, saranno la causa principale di esondazioni e straripamenti. Il paesaggio viene modificato, e dove c’era il bosco, adesso c’è il deserto.

Il gruppo facebook Amici del monte Amiata da tempo denuncia la situazione e ha organizzato una petizione per fermare questo comportamento. «Siamo diventati una forza – sottolinea Fabio Sani, organizzatore del gruppo –. Siamo arrivati a 885 firme, un numero notevole se si pensa che il numero degli appartenenti al gruppo è 457».

Dopo la petizione c’è in cantiere l’ipotesi di indire un’assemblea pubblica oppure continuare l’iniziativa della raccolta di firme in strada comune per comune. Sani ricorda a tutti che esiste anche ed è sempre valida un’ulteriore petizione aggiuntiva di oltre 300 firme depositata presso il Comune di Abbadia San Salvatore.

Viene intanto giudicata negativamente da tutti la chiusura delle strade bianche di montagna col traffico vietato alle auto con tanto di cartelli apposti all’imboccatura, che rendono inaccessibili zone familiari per i residenti e oggi, invece, diventati solo luoghi dove si consuma la morte di faggete, abetine e pinete. (f.b.)

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