Gioco
Non pagò il conto dell’hotel: condannato
Aveva soggiornato con la compagna per quindici giorni lasciando un “chiodo” da 12.000 euro
SATURNIA. Andare via dall’albergo senza pagare. Non dovrebbe capitare ma capita e in Tribunale casi come questi sono frequenti. Specialmente se il conto è salato: 12.083 euro per il soggiorno in una suite. Un conto non saldato che ha messo nei guai due persone, all’epoca legate da una relazione sentimentale: lei ha usufruito dell'istituto della messa alla prova, lui - che ha provato a difendersi facendosi interrogare - condannato a 300 euro e a risarcire la proprietà della struttura ricettiva.
I fatti sono del settembre 2013. Per due settimane, Tonino Tassone, 42 anni, di Torino, e Carmela Lapenna, 62 anni, anche lei abitante a Torino ma con interessi a Orbetello, erano stati ospiti dell’hotel Terme di Saturnia, e dei servizi forniti dall’albergo. Il 16 settembre erano andati via senza pagare. Due mesi dopo l’hotel aveva sporto querela e ieri il processo ha avuto l’atto finale di fronte al giudice Marco Mezzaluna. Dopo che è stato sentito uno dei responsabili dell’albergo, si è fatto interrogare lo stesso Tassone. Il quale ha voluto precisare che era la prima volta che veniva in Maremma e che non aveva mai sentito parlare dell'hotel delle Terme; che ignorava quanto costassero i trattamenti estetici di cui aveva usufruito la donna; che non aveva prenotato lui la suite; che comunque credeva che al pagamento avrebbe provveduto lei (che aveva venduto un immobile) o chi per lei; che aveva saputo l'importo solamente al check out, rimanendone sbalordito; che avrebbe anche voluto pagare, ma soltanto per la sua parte e comunque non subito.
Affermazioni che non hanno convinto la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Vincenzo: «Ma lei non si era reso conto in quale tipo di struttura stava alloggiando? Come è stato possibile che non abbia letto i prezzi delle camere e dei servizi, che sono necessariamente pubblicizzati in ogni parte dell'albergo?». E ha chiesto una condanna a 150 euro di multa.
Il legale di parte civile, l’avvocato Ilaria Vichi, si è associata alla richiesta di condanna e ha presentato una richiesta di risarcimento pari al conto non saldato. Il difensore Stelio Pugi ha sostenuto la mancanza dell’elemento psicologico del reato (insolvenza fraudolenta) e che comunque la parte più rilevante del conto era attribuibile alle spese della donna; in conclusione, invocando l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Il giudice ha impiegato pochi minuti per la stesura del dispositivo: 300 euro, spese, risarcimento da 12.083 euro, sessanta giorni per il deposito delle motivazioni. (p.s.)
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