Il Tirreno

Grosseto

«Giustizia per i nostri pensionati»

«Giustizia per i nostri pensionati»

La protesta dei mille partecipanti al corteo interregionale promosso da Cia

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GROSSETO. Oltre mille i partecipanti, secondo gli organizzatori, alla 5ª edizione della Festa interregionale del pensionato Anp Cia: da Lazio, Marche, Umbria, Molise e Abruzzo e della Toscana, ai quali si sono aggiunti delegati da ogni regione.

Una due giorni durante la quale sono stati toccati temi legati alle pensioni da fame (la media è di circa 500euro) e alle difficoltà di sopravvivere dignitosamente. A questi si sono aggiunti temi legati all’assistenza sanitaria, alle dure condizioni di vita nelle aree rurali sempre più povere di servizi. Vista la presenza dei vertici nazionali sono state affrontate tematiche legate alla crisi agricola. «In Maremma abbiamo molto da fare per i nostri pensionati - commenta Gianfranco Turbanti presidente Anp Cia Grosseto - molti agricoltori hanno scelto di continuare a vivere in campagna. Scegliere di vivere nelle aree rurali significa continuare a far vivere queste aree, ma questo alla politica evidentemente non interessa. Da noi in molte zone non c’è la banda larga. Con una pensione che sfiora i 500euro e senza servizi come possiamo garantire una vecchiaia dignitosa a chi ha lavorato una vita sotto il sole e la pioggia per sfamare la famiglia?». La due giorni si è conclusa con un lungo serpentone fatto di bandiere della Cia che, dopo aver sfilato in centro storico di Grosseto, si è radunato in piazza Nassiriya. Sul palco il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha voluto ricordare le sue radici agricole e il suo impegno verso il settore primario. «La battaglia a favore dei nostri pensionati non si ferma qui - ha concluso Enrico Rabazzi presidente Cia Grosseto - Faremo il necessario per garantire pari dignità ai nostri nonni. È una promessa che faccio ai pensionati, ai giovani agricoltori, a chi crede al mondo agricolo e alla nostra terra. Non è accettabile che persone di oltre 70 anni siano costrette a salire sui trattori o a svegliarsi all’alba per poter sopravvivere. Non possiamo sentire i più anziani dire che forse hanno sbagliato a fare gli agricoltori e che sperano che i giovani prendano altra direzione. Come Cia non lo accettiamo e chiediamo giustizia per i nostri pensionati».

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