Il Tirreno

Grosseto

Sulle rotte di Canada e Giappone

di Gabriele Baldanzi
Sulle rotte di Canada e Giappone

Vendemmia positiva e buona stagione vinicola: associazioni ed esperti guardano fiduciosi al mercato

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GROSSETO. Ancora non si possono fare delle stime, visto che la vendemmia non è conclusa, ma la stagione vinicola 2016 in Maremma e alle pendici dell’Amiata sarà tutto sommato buona, sia sotto il profilo della qualità che della quantità. Lo confermano gli operatori del settore: associazioni agricole, enologi e contadini, cantine.

Una primavera piovosa ha controbilanciato l’andamento climatico successivo, caratterizzato da alte temperature e da alcuni periodi di siccità durante l’estate.

Il raccolto, pur caratterizzato da numeri importanti, si chiuderà con un lievissimo calo (intorno al 5%) rispetto al 2015, annata da circoletto rosso per quanto riguarda la resa.

Il 2016 garantisce un’uva sana, polposa, con un’ottima maturazione, che risponderà positivamente in termini di sapore e profumo, elementi che - nelle speranze dei viticoltori - serviranno a rilanciare anche i vini di media fascia, che oggi soffrono per un certo ristagno.

«Il settore vitivinicolo a Grosseto - spiega il presidente di Cia, Enrico Rabazzi - rappresenta un punto di forza per il settore agricolo. È ben strutturato e meglio di altri si è saputo collocare nel mercato nazionale e in quello estero. Ovviamente si può e si deve fare meglio. Negli anni - prosegue Rabazzi - grazie al duro lavoro degli imprenditori e dopo lo scandalo del metanolo il settore vitivinicolo maremmano ha saputo crearsi una forte credibilità nei mercati e tra i consumatori. Con l’export siamo partiti in ritardo a Grosseto ma ora siamo tra i territori più apprezzati in alcuni paesi del Nord Europa (anche quelli dove esiste il monopolio di Stato del vino) e degli Stati Uniti. Abbiamo penetrato il Giappone e stiamo ricevendo una risposta molto interessante anche dal mercato canadese».

Il bilancio della vendemmia 2016 offre anche lo spunto per mappare il vitigno Maremma, che comprende 8.577 ettari coltivati (dati aggiornati a maggio di quest’anno); di questi, circa il 48% è sangiovese.

Una percentuale più bassa rispetto al resto della Toscana, dove il Sangiovese arriva all'80%. Poi ci sono i vitigni storici, come il ciliegiolo (più di 200 ettari), seguono il cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc, syrah, tiberdot.

«Nella nostra provincia - spiega Luca Pollini, direttore del consorzio Doc Maremma - sulla scelta dei vitigni assistiamo a un trend inverso rispetto ad altri territori, una situazione che a dire il vero si profila già da tempo. La ragione è semplice: stiamo seguendo la tendenza del mercato (anche internazionale), che preferisce bianchi profumati, fruttati, come il Vermentino. E pensare che fino a pochi anni fa era una delle ultime varietà del nostro territorio. Oggi invece conta 640 ettari dedicati, in altre parole è la terza varietà della provincia di Grosseto, apprezzato da tutte le fasce di età. Secondo alcune ricerche il vino maggiormente scelto dalle donne».

Le aziende strutturate o verticali nel grossetano sono circa 220. Anche se il numero può apparire esiguo (per esempio nel confronto con la zona del Brunello) in realtà così non è.

La Maremma infatti è una terra “giovane” da questo punto di vista e oggi le aziende strutturate fanno scuola e da traino per quelle più piccole.

La scelta a Grosseto è quella di affittare ettari da coltivare a vigneto piuttosto che avviare nuove aziende, incrementando tra l’altro la frammentazione già esistente.

Infine i fatturati.

Quest’anno la materia prima - cioè l’uva prodotta in tutta la Maremma - si aggira intorno ai 30 milioni di euro di valore. Si tratta, tuttavia, di una stima al ribasso perché c’è anche chi destina i grappoli a prodotti di qualità inferiore, cioè vini che sfuggono alle mappature e senza denominazione di origine.

Un quintale di uva può valere 40 euro, ma si può arrivare a pagarla fino a dieci volte di più se poi viene trasformata in un prodotto di pregio.

Da non dimenticare, infine, che la vendemmi attiva un motore economico tutt’altro che indifferente.

In questo caso i dati non sono disponibili ma se si considera tutta la filiera e il suo indotto - e non solo occupazionale - il settore vino è uno dei volani dell’economia locale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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