Il Tirreno

Grosseto

Stalking dopo la relazione Mister Magrini condannato

di Pierluigi Sposato

Sei mesi per gli episodi avvenuti nei mesi successivi al divieto di avvicinamento Assoluzione per quelli precedenti e per la violazione del domicilio dell’amante

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GROSSETO. Condannato per stalking. Alla metà di quanto chiesto dal pubblico ministero (6 mesi invece di 1 anno) e a tremila euro di provvizionale (rispetto ai 70.000 euro chiesti dalla parte civile), con il resto che dovrà essere quantificato dal giudice civile (la parte aveva chiesto 100.000). Lamberto Magrini, 55 anni, già allenatore del Gavorrano e del Grosseto, è stato condannato per la persecuzione cui avrebbe sottoposto da una certa data in poi una donna oggi 47enne con la quale aveva avuto una relazione sentimentale ai tempi in cui era tecnico dei minerari (2009-2011). Una relazione finita, aveva denunciato la donna: eppure Magrini avrebbe continuato a molestarla. E proprio per quanto i fatti avvenuti dopo il 30 luglio 2011 (l’epoca dell’emanazione del divieto di avvicinamento da parte del gip in seguito alle denunce della donna) Magrini è stato condannato. Assoluzione, invece, per i fatti precedenti a quella data come anche per la violazione del domicilio (Magrini era entrato nel giardino depositando, ha ammesso lui stesso, un cestino di ciliege sul tavolo della veranda) contestata in un separato capo di imputazione: il fatto non costituisce reato per entrambe le contestazioni.

Un quadro ricostruito in tre anni di udienze, nelle quali lo stesso il tecnico di Magione si è difeso in prima persona, facendosi interrogare. E alla vigilia dell’ultima udienza ha presentato in cancelleria una maxi memoria: 500 pagine, documenti compresi. Su questi il suo difensore, Franco Libori, ha impostato la difesa: una ventina di punti, uno per ciascuna delle contestazioni raccolte attraverso le sei querele presentate dalla donna (dall’aprile 2011 al dicembre 2011 - le ultime tre dalla metà dell’agosto di quell’anno). Perché la donna, secondo la difesa, in realtà avrebbe continuato a tenere in piedi la relazione. Il giudice Giovanni Puliatti, che è rimasto circa un’ora in camera di consiglio, si è riservato 35 giorni per il deposito delle motivazioni.

In apertura di discussione, la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo ha ricostruito i motivi per i quali Magrini poteva e doveva essere riconosciuto colpevole. La donna aveva deciso di mettere fine alla relazione, non voleva assolutamente essere più infastidita da lui. E invece Magrini aveva insistito, fino a violare il divieto di avvicinamento imposto dal giudice. Un comportamento univoco e non equivoco, secondo il pm, testimoniato anche dal tenore degli sms.

Il difensore di parte civile, Marco Calò, ha affondato la lama: parlando per oltre un’ora, ha definito false le testimonianze difensive portate in aula. E ha analizzato episodio per episodio, definendo «bassezze» quelle che Magrini avrebbe tenuto sia nei comportamenti, sia nei messaggi. Ha smentito ogni volontà vendicativa nella donna, che proprio per questo motivo aveva atteso a lungo prima di sporgere querela. «Le faceva la posta in tutti i modi. E poi perché i familiari di lei, le amiche di lei, avrebbero dovuto mentire. Lei è stata costretta a fare una vita di inferno. È stata costretta a cambiare numero di telefono e ditemi se questa non è una circostanza che influisce sulle abitudini di vita e di lavoro. Magrini è un furbetto». E, aggiungendo che - al di là degli sms variamente interpretabili - la donna era stata costretta a vivere in un regime di paura, si era associato alla richiesta di condanna.

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