Gioco
«Soffocati dagli sfalci della pulizia dei fossi lasciati dal Consorzio»
I titolari di un agriturismo protestano contro la Bonifica L’ente si difende: «Tutto regolare, non spetta a noi»
GROSSETO. Il fosso è stato ripulito ma gli sfalci sono stati lasciati sul posto, di fronte alla strada provinciale di Barbaruta e all’agriturismo La savenella. I titolari di quest’ultimo, Emanuela Giannini col marito Marcello Bartoli, sono infuriati e mettono sotto accusa l’operato del Consorzio Bonifica reo - a quanto sostengono - di effettuare la pulizia non proprio a regola d’arte dal momento che, «una volta concluso il lavoro, queste montagne di roba vengono sempre lasciate qua davanti... Uno spettacolo indecente che va avanti da circa 15 anni - dicono i coniugi - e che ci ha prodotto danni materiali e di immagine. In questi giorni - dice Bartoli - avremmo dovuto avere una festa ma i clienti hanno disdetto, dato lo spettacolo...».
A quanto pare i rapporti tra privati e Consorzio sono pure tesi e c’è un contenzioso pendente, più denunce varie; i titolari dell’agriturismo sono assistiti dall’avvocato Alessio Scheggi mentre la Bonifica dall’avvocato Christian Sensi. Ieri mattina c’è stato poi l’ennesimo episodio che ha sollevato ulteriori malumori: gli operai sono giunti a fare la manutenzione, sono passati coi mezzi meccanici nello stradello privato di cui hanno la servitù e hanno lasciato gli sfalci in loco, ai margini del fosso poco sopra il canale ripulito. Davanti all’agriturismo. «Non ne possiamo più - sbotta Marcello - Ogni volta dobbiamo ripulire a spese nostre». La coppia tira fuori una nota del Comune di Grosseto datata 4 novembre 2015, a firma del funzionario responsabile del settore Lavori pubblici Rossana Chionsini e indirizzata al Consorzio 6 Toscana sud (Consorzio Bonifica), alla titolare della Savenella, all’Asl e a Sei Toscana. È una diffida al Consorzio in cui il Comune scrive che «non risulta una buona pratica eseguire la manutenzione dei corsi d'acqua tramite sfalcio vegetazionale abbandonando i materiali in prossimità della proprietà privata, configurandosi in tale fattispecie la violazione dell’articolo 192 del decreto legislativo 152/2006. Adottando i dovuti accorgimenti e richiedendo un intervento programmato di Sei Toscana, è possibile ovviare all’inconveniente giustamente segnalato dalla signora Giannini».
E il Consorzio? L’avvocato Christian Sensi spiega che la questione è delicata perché c’è una causa in corso, che «i titolari ci hanno chiesto danni ma che riteniamo la causa completamente infondata. Il titolare ha sporto più denunce nei confronti dell’ente consortile ma a quel che so sono state archiviate: denunce a nostro avviso sempre infondate perché il consorzio svolge la propria attività nella piena legittimità. Ci riserviamo anche noi di sporgere denuncia per il comportamento e le continue offese arrecate al consorzio dai titolari. L’attività del Consorzio - prosegue Sensi - si svolge su terreno demaniale e i lavori sul corso d’acqua rientrano tra le opere di bonifica che l’ente deve fare. Quel corso è particolarmente importante e se non venisse manutenuto arrecherebbe danno a tutta la zona». Soprattutto «non spetta al Consorzio portare via gli sfalci che non sono assimilabili come rifiuti», spiega Sensi che ha impugnato la lettera comunale rispondendo all’ufficio che gli sfalci non sono rifiuti (e dunque non si può applicare il decreto citato), «che non spetta al Consorzio portarli via e che possono essere lasciati nell’area di rispetto di 5 metri dal piede dal fiume. Cosa che il Consorzio fa sempre. Spetta al Comune lo smaltimento di eventuali altri rifiuti che certo non sono di proprietà del Consorzio». Infine ieri mattina «il Consorzio ha chiamato la Forestale: i lavori si sono svolti davanti a loro, per non avere noia, e infatti si sono svolti in assoluta tranquillità». Ai titolari dell’agriturismo, però, la cosa non va ancora giù.
Elisabetta Giorgi
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