Il Tirreno

Grosseto

Pecore sbranate, allevatore furente

Pecore sbranate, allevatore furente

Monte Labro, lo sfogo: io abbandonato da tutti, anche da chi dovrebbe tutelarmi

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ROCCALBEGNA. Il lupo divora un’altra pecora di un gregge alle Capanne di Roccalbegna, ultima vittima di una lunga e interminabile serie che sembra non accenni a interrompersi. È un dramma senza fine che porta alla conseguente chiusura di aziende e abbandono dei pascoli.

L’allevatore questa volta vittima è Giacomo Franceschelli, di Monte Labro: «Mi dicono che sono sempre io ad aprire bocca – dice Franceschelli – perché i miei colleghi che subiscono anche loro attacchi tengono le bocche cucite. Così si risparmiano perdite di tempo con la burocrazia non portano a nessun esito positivo. Per esempio, la mia pecora sbranata mercoledì – continua l’allevatore – era talmente sciupata che non si vedevano i buchi del morso: e così i veterinari non hanno potuto farmi il certificato di aggressione. Ormai – dice Franceschelli – ci sono abituato. Bisogna lasci un cartello al lupo dove gli chiedo, per favore, di non mangiare la pecora e di lasciare bene in vista i buchi delle sue zanne. È una pazzia».

L’allevatore, animato contestatore, non si rassegna a vedere lo stillicidio delle pecore: «Tutti i giorni – dice – o trovo una carcassa, o trovo qualche osso, o la lana. Il mio gregge si sta assottigliando e non ho alcun aiuto. Le associazioni? Ognuna va per conto suo a fare la prima della classe. I politici? Dopo qualche promessa dei sindaci locali – dice – tutto tace. I miei colleghi? Tacciono. Il lavoro è un diritto negato. Le campagne si stanno riempiendo di arbusti e erbacce, gli incendi non mancano e le frane nemmeno. Il turista non sa più cosa sia l’Amiata. Qui – continua – ci vogliono accontentare con il 5% degli abbattimenti dei predatori. Si sappia che in Norvegia, ultimamente si è decretato di abbattere i lupi al 70%».

L’allevatore di Monte Labro precisa anche che non sono solo le pecore a restare vittime dei predatori: «Muoiono, divorati da predatori anche vitelli, cavalli, asini – dettaglia – I nostri legislatori dicono che bisogna guardare le bestie a vista. Ma chi, come me, è solo, come fa? Un operaio che guardi il gregge non me lo posso permettere. Ogni tanto, prima, mia moglie restava con le pecore. Ora non ci vuole stare più perché per due volte è stata circondata dai cinghiali e si è presa una paura folle. Così – conclude – ci troviamo a dover affrontare problemi di venti anni che oggi sono peggiorati. Perdo giorni dietro alle pratiche burocratiche negli uffici, nella sede associativa, lo Stato dovrebbe garantire il mio lavoro e la mia sicurezza, ma così non è».

Fiora Bonelli

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