Il Tirreno

Grosseto

Muore in carcere, il suicidio annunciato in una lettera

di Francesca Gori
Muore in carcere, il suicidio annunciato in una lettera

Grosseto: l’uomo che si è ucciso in carcere aveva scritto il giorno precedente all’ex compagna, lei aveva avvertito le guardie

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GROSSETO. Quell’uomo le aveva fatto del male, in passato. Quell’uomo però era il padre di loro figlio e lei gli aveva salvato la vita il giorno nel quale era entrato nella sua abitazione, violando l’ordine di non avvicinamento che gli era stato imposto dal tribunale. Per questo il quarantasettenne era finito in carcere, a Grosseto, con l’accusa di aver maltrattato e picchiato la sua ex. Nell’abitazione della donna, il quarantasettenne che era arrivato dalla Puglia per vedere suo figlio, aveva cercato di impiccarsi gettandosi dal balcone. Era stata lei a salvargli la vita, quel giorno di metà settembre. Una settimana dopo però lei non era lì con lui. L’uomo era in una cella del carcere di via Saffi. «Dovevano piantonarlo - dice l’ex compagna - avevamo avvertito il carcere che aveva manifestato la volontà di farlo di nuovo. Doveva essere guardato a vista».

La donna ha deciso di affidarsi a un avvocato: quello che vuole sapere è se sia stato fatto tutto il possibile per salvare la vita al suo ex. «Il giorno prima, il lunedì - racconta - dal carcere mi ha inviato una lettera dove mi scriveva tante cose. Tra queste ribadiva di nuovo la volontà di uccidersi, diceva di essere stanco e di volerla fare finita». La donna, appena ricevuta quella lettera ha telefonato al carcere. «Per due volte - dice - ho avvertito gli agenti della penitenziaria dei suoi intenti. Aveva tentato il suicidio già venti anni fa. Non stava bene, sarebbe stato meglio che lo avessero ricoverato in ospedale piuttosto che tenerlo in cella». La ricostruzione fatta dai carabinieri del nucleo investigativo sembra chiara: quando alle 3 del mattino l’agente della penitenziaria è passato davanti alla sua cella, lo ha visto che dormiva.

Un quarto d’ora dopo lo ha trovato con quel cappio al collo, moribondo. «Vogliamo sapere tutto, dell’intervento del 118, di quello che è stato fatto per salvargli la vita - dice ancora la donna - Quando ho ricevuto la sua lettera e ho chiamato in carcere manifestando la mia paura mi è stato chiesto se stessi scherzando. Mi avevano assicurata che lo avrebbero tenuto sotto controllo».

Il quarantasettenne, assistito dall’avvocato Tania Amarugi, durante l’udienza di convalida dell’arresto di fronte al giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio, aveva detto di non ricordare nulla di quello che era successo a casa della sua ex compagna.

Quando l’uomo è stato soccorso, nella sua cella, era ancora vivo: i sanitari hanno fatto di tutto per salvargli la vita ma ormai era troppo tardi. Domani la donna incontrerà anche il consigliere regionale del Pd Leonardo Marras che ha chiesto al Garante per i detenuti di organizzare una visita al carcere di Grosseto.

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