Il Tirreno

Grosseto

Morì a 40 anni in casa dopo essere stata al pronto soccorso: due medici a giudizio

di Alessandro De Gregorio
Morì a 40 anni in casa dopo essere stata al pronto soccorso: due medici a giudizio

Francesca Camiciottoli fu uccisa da un infarto dopo essere stata visitata dagli specialisti. Gli avvocati hanno chiesto il rito abbreviato: il processo si apre il 17 gennaio

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BRACCAGNI. Gli avvocati hanno fatto quel che avevano anticipato: hanno chiesto il giudizio abbreviato per i loro clienti, i medici che visitarono quella giovane madre poi uccisa da un infarto il 17 febbraio 2015.

Un altro 17, quello del gennaio del prossimo anno, comincerà il processo nei confronti di Giorgio Bonari (43 anni, nato in Svizzera e residente a Cecina, medico del pronto soccorso di Villamarina) e Andrea Picchi (45, grossetano, cardiologo ambulatoriale che lavora per la Usl Toscana sud est).

Per entrambi il pubblico ministero Daniele Rosa aveva chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. All’ultima udienza nell’aula del gup Antonio Pirato si erano costituiti parte civile i familiari della donna (il padre Paolo, il fratello Stefano, la figlia e il compagno Lorenzo Orsi).

Francesca Camiciottoli, quarantenne originaria di Braccagni ma da tempo residente a Piombino, cominciò a sentirsi male i primi di febbraio 2015. Riconsiderati a posteriori alla luce dell’autopsia, i sintomi erano quelli di un infarto in corso: dolore al palato e al braccio sinistro.

La donna non aveva mai avuto problemi di cuore ma, su consiglio del compagno, decise di farsi visitare.

La mattina del 12 febbraio si recò al pronto soccorso di Villamarina. Il medico, il dottor Bonari, la sottopose a un elettrocardiogramma e a un prelievo di sangue. Le fu controllato anche il parametro degli enzimi. La donna non fu ricoverata ma dimessa subito.

Francesca tornò a casa, in via Trento e Trieste, ma continuò a sentirsi male. Fissò un appuntamento con uno specialista di Grosseto, il dottor Picchi, per il 16 febbraio. Il cardiologo le prescrisse solo un elettrocardiogramma sotto sforzo e “un’opportuna valutazione immediata in caso di recidiva”. Ma neanche lui ritenne necessario un ricovero.

L’indomani mattina, il 17 febbraio, Francesca morì sotto gli occhi del compagno mentre stava preparando il caffè dopo aver salutato la figlia, che andava a scuola.

“Morte improvvisa cardiaca su base aritmica” fu la conclusione dell’autopsia condotta dal medico legale David Forni e dal cardiologo Roberto Brini. Al termine degli accertamenti della polizia, il pm aprì un fascicolo, inizialmente contro ignoti e poi con i nomi dei due medici.

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