Sicurezza
«Il Comune salvi la pineta del Tony’s»
L’appello degli ambientalisti dopo l’estate: lo spazio è abbandonato, pieno di sporcizia e degrado
FOLLONICA. «L’amministrazione comunale salvi la pineta del Tony’s». L’appello arriva ancora una volta dall’associazione La Duna, che chiede al Comune di intervenire per tutelare uno dei patrimoni naturali della città del golfo, dove ancora sono presenti essenze particolari, ma anche animali come ricci, istrici e tartarughe di mare. Non è il primo richiamo all’amministrazione follonichese sull’argomento da parte del gruppo ambientalista, che da tempo fa presente come la situazione della pineta, che va dalla duna del Tony’s (zona Pratoranieri) fino a via don Sebastiano Leone, pineta di proprietà di privati, sia pessima, perché nel tempo la zona verde si è trasformata in un ricettacolo di sporcizia e un ricovero estivo per i venditori abusivi e i senza tetto. Dopo gli svariati appelli della Duna il Comune aveva emesso un’ordinanza per la pulizia dell’area, pulizia che, come raccontano gli esponenti del gruppo, non pare essere stata fatta. «La condizione in cui si trova la pineta del Tony’s a Pratoranieri è pessima - spiegano gli ambientalisti - dopo un’ estate di incuria, abbandono e nessun controllo. Da più di tre anni è noto alle amministrazioni lo stato di assoluto degrado dell’area, che viene usata come mensa, zona di riposo, latrina, discarica e anche per altro, ma questo lo lasciamo all’immaginazione di ognuno. La rete di recinzione non è mai stata ripristinata, le ordinanze di pulizia emesse sembra non siano state nemmeno considerate: testimonianza è la presenza dello scooter, che è sempre il solito, solo un poco più smontato. Facemmo anche presente il pericolo di incendi, che oltre a colpire la pineta avrebbero potuto mettere a rischio le abitazioni e il campeggio vicini, naturalmente assieme a chi vi è all'interno, ma nemmeno questo è servito. Quest'anno non è stato neppure falciato il piccolo palude-prato retrostante, che di solito veniva messo in sicurezza d'estate».
All’interno dell'area verde infatti c'è anche una piccola palude che dà dalla parte della ferrovia. Un insieme di essenze differenti tra loro, dalla duna, alla macchia, fino appunto al prato acquoso. Da qui la necessità, sempre secondo la Duna, di un intervento di tutela che possa, una volta per tutte, mettere in sicurezza quella parte della città. «Quello che suggeriamo, visto che a breve inizierà la discussione sul nuovo Regolamento urbanistico - dicono dall'associazione - è di mettere un vincolo naturalistico sull'area, eliminando la possibilità di insediamenti turistici, come invece previsto dal piano attuale, visto che comunque negli anni mai ci sono stati investimenti di questo tipo». La zona dovrebbe essere considerata nella sua interezza, dalla spiaggia all'interno, così da renderla un parco e evitare "possibili scempi", come dicono dalla Duna. (p.v.)
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