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Il campetto è di nuovo nel degrado

Il campetto è di nuovo nel degrado

Caldana, un mese fa le mamme del borgo lo avevano tutto ripulito: è stato inutile

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GAVORRANO. Le porte sono senza reti. Non sono neanche fissate al terreno, quindi la loro sicurezza è piuttosto precaria. Il manto di erba sintetica ha più di una falla e tutto attorno è ricoperto da immondizia: brick di the freddo, cartacce, mozziconi di sigaretta. Già basta questa immagine a dare il senso del degrado diffuso che regna nel campetto del paese, ma il disagio dei genitori di Caldana aumenta se si tiene conto del fatto che loro stessi avevano provveduto a ripulire tutto non più tardi di un mese fa.

Era stata un’iniziativa spontanea, una risposta a quei problemi a cui le istituzioni non riescono a dare una risposta: le mamme del borgo si erano rimboccate le maniche e aveva ripulito tutto il campetto, dentro e fuori il terreno da gioco. Trenta giorni dopo, però, siamo punto a daccapo.

«Rivederlo così dopo poco tempo fa veramente schifo» va dritta al senso una delle mamme.

La rabbia è tanta a Caldana, perché questo campo polivalente, così com’è definito, è uno dei pochi spazi aperti accessibili ai bambini e ai ragazzi. «Non ci sono altri spazi in cui portare i nostri figli – spiegano i genitori – E questo rappresenta l’abbandono in cui regna il paese».

Perché, d’accordo, la spazzatura va gettata nel cestino e per fare questo basta soltanto un po’ di educazione, ma le porte senza reti né agganci, il manto strappato e tanti altri piccoli dettagli raccontano bene la non curanza che c’è attorno a questo campo. Mesi fa l’amministrazione comunale di Gavorrano ha indetto un bando per l’assegnazione dell’impianto sportivo, ma ad oggi non se ne vedono ancora i frutti. «Il punto è che se nessuno lo gestisce, nessuno controlla le condizioni della struttura – continuano i genitori – Non si tratta soltanto della pulizia del campo, ma anche della sua manutenzione».

Abbandono appunto. Ma i ragazzi di Caldana continuano comunque ad andarci a giocare e a divertirsi, perché molte alternative non ne hanno. «Le porte non fissate al terreno rappresentano anche un pericolo per i ragazzi – continuano i genitori – Basta un attimo e può succedere qualcosa di molto brutto». Una situazione che porta le madri e i padri del borgo a un’amara conclusione: «Per risolvere il problema l’unica strada – dicono – sembra quella di iniziare a pensarci noi». Un’altra volta.

Alfredo Faetti

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