Il dolore
Grano straniero per la nostra pasta
La denuncia di Renna: «Un pacco su tre è fatto con prodotto estero»
GROSSETO. Gli agricoltori devono vendere oggi cinque chili di grano per pagarsi un caffè. La causa? «Le speculazioni sui prezzi che umiliano il lavoro dei campi» denuncia di Coldiretti Grosseto. «I movimenti finanziari – spiega Andrea Renna, direttore di Coldiretti Grosseto – e le strategie speculative hanno fatto sì che le quotazioni dipendano sempre meno dalla domanda e dall’offerta e hanno provocato nel giro di un anno il crollo del prezzo del grano duro destinato alla pasta che è praticamente dimezzato ( – 43 per cento) mentre si registra un calo del 19% per quello del grano tenero destinato alla panificazione con i compensi degli agricoltori che sono tornati ai livelli di 30 anni fa».
Il risultato? Il grano duro per la pasta viene pagato sotto i 18 centesimi al chilo mentre quello tenero per il pane è sceso a 16 centesimi al chilo, secondo Coldiretti. E in pericolo non ci sarebbero solo la produzione di grano e la vita delle aziende maremmane, secondo Coldiretti, ma anche un territorio a rischio desertificazione per molti ettari. «A favorire le speculazione sui prodotti italiani – continua Renna - è la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza per tutti i prodotti alimentari che consente di spacciare come Made in Italy prodotti importati dall’estero. L’obbligo di indicare nell’etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti – dice Renna – che ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa, ma l’etichetta resta anonima per circa la metà della spesa dai salumi ai succhi di frutta, dalla pasta al concentrato di pomodoro, dai sughi pronti fino alla carne di coniglio».
Il risultato? «È che due prosciutti su tre sono venduti come italiani – conclude Renna – ma provengono da maiali allevati all’estero, ma anche un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero».
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