La manifestazione
Rifugiati a Capalbio, il comitato non molla
Dopo che il Tar ha detto no alla richiesta dei cittadini, interviene Mauro Canali: valuteremo il ricorso al Consiglio di Stato
CAPALBIO. Non è assolutamente decisiva e non pone fine alla battaglia la notizia che il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana ha respinto la richiesta di accesso agli atti e la sospensione cautelare dell’efficacia di due diversi provvedimenti emessi dalla Prefettura di Grosseto: questo è quanto secondo i cittadini di Capalbio, parliamo di quelli che si erano opposti all’arrivo in paese di circa cinquanta migranti. A parlare è Mauro Canali, professore e residente a Capalbio da più di vent’anni.
«Ci teniamo continuamente aggiornati – spiega Canali – e presto ci riuniremo di nuovo per decidere cosa fare, tutti insieme. Parleremo con gli avvocati cercando di capire se è il caso di fare una ulteriore opposizione di fronte al Consiglio di Stato, oppure seguire altre strade, per esempio rivolgerci direttamente al nuovo prefetto. Noi, infatti, continuiamo a credere che il raggruppamento temporaneo di imprese (composto dalle cooperative sociali Tre Fontane di Roma, Senis Hospes di Potenza e la società in liquidazione Tor.Si di Siena) non possa portare nel borgo di Capalbio, in mezzo a 130 persone anziane, 50 rifugiati. È una questione di opportunità, di sicurezza e non solo».
I giovani richiedenti asilo, una volta che la Prefettura di Grosseto avrà ufficializzato l’esito della gara, dovrebbero andare ad abitare in sette villette invendute, bifamiliari di circa 100 mq nel centro storico. Si tratta di case sfitte dal 2008, a dire il vero lontano dai vip e dalla Capalbio marina. Ma «Il punto non è questo – prosegue Canali – Qui i vip c’entrano poco. Nessuno rifiuta i profughi. Capalbio, però, è anche un comprensorio complesso. Il paese ha un cuore grande e la solidarietà è un nostro caposaldo. Lo abbiamo dimostrato anche con la cena per le popolazioni colpite dal terremoto del 24 agosto. Il nostro impegno è finalizzato a far riflettere le istituzioni – sottolinea il professore – Il comitato, lo ricordo, si è formato spontaneamente e si è organizzato non appena si è diffusa la notizia che in paese sarebbero arrivati cinquanta migranti, non cinque. La stragrande maggioranza dei capalbiesi, molto semplicemente, chiede alla Prefettura di fare le cose per bene, con equilibrio, perché l’accoglienza sia davvero diffusa ed equa».
«Pare di capire – conclude Canali – che l’ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per la Toscana non si è pronunciata sulla fondatezza delle nostre considerazioni ma su altro. Noi insistiamo perché si valuti la partecipazione al bando del raggruppamento temporaneo d’imprese Tre Fontane - Senis Hospes». Questo, insomma, e non altro, è il nocciolo della questione. Non resta dunque che aspettare.
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