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Grosseto

Salasso Tari, Lolini fa due conti: «La spesa è esorbitante»

GROSSETO. Sono i costi di gestione a far schizzare in altro la tariffa sui rifiuti a Grosseto. A sottolinearlo è Mario Lolini, consigliere della Lega Nord che ha preso le tabelle con i costi della...

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GROSSETO. Sono i costi di gestione a far schizzare in altro la tariffa sui rifiuti a Grosseto. A sottolinearlo è Mario Lolini, consigliere della Lega Nord che ha preso le tabelle con i costi della gestione dei rifiuti in tutta Italia e si è messo a calcolare le differenze con la tariffa pagata dai grossetani. «È ormai più che noto che i cittadini grossetani sono vessati da una tassazione sui rifiuti veramente insopportabile - dice - Non ho preso in esame quello che succede nei nei municipi virtuosi e "ricicloni", dove i valori di raccolta differenziata arrivano a percentuali considerevoli: noi siamo ancora fermi al 38% e sarà quasi impossibile raggiungere l'obbiettivo del 70% che si è data la Regione per il 2020».

Ma quello che ha colpito Mario Lolini è l'elevatissima voce dei costi comuni sostenuti da Sei Toscana per l'amministrazione e la gestione generale della società riferiti al Piano economico finanziario messo in conto al Comune di Grosseto e quindi ai cittadini. «Rispetto alla media nazionale di 40,10 euro Sei Toscana raggiunge l'iperbolica cifra di 103,21 euro: 63,11 euro in più pro capite pari a oltre 5 milioni (80.000 abitanti circa x 63 euro) tale maggior salasso è quello che fa dilatare la spesa complessiva pro capite per i grossetani a otre 260 euro contro la media italiana di 173 euro - spiega - Se dalle percentuali sopra riportate si passa ai valori assoluti dei costi comuni si vede che dall'importo di 2 milioni 668mila 329 euro del 2013 si passa alla esorbitante cifra di 8 milioni e 415mila 486 euro nel 2014, anno in cui è iniziata la gestione di Sei Toscana». Calcoli fatti, Lolini si rivolge all’assessore all’Ambiente. «L'assessore - aggiunge - ne siamo certi e già si avverte sempre più forte dalle sue prime azioni, saprà interpretare il cambiamento che la città merita. Occorre estrema chiarezza su quanto sopra indicato, con un intervento sull'Ato e sul gestore per riportare i costi comuni al livello del 2013 o quanto meno alla media italiana di 40 euro pro capite».

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