Il dolore
Due condanne per il furto di rame
Erano stati sorpresi all’alba dopo un raid nelle villette della Giannella
GROSSETO. Due condanne con lo “sconto” del rito abbreviato all’udienza preliminare per i due uomini ritenuti responsabili del furto di 66 kg di rame, avvenuto nella zona di Orbetello (sulla Giannella, in particolare) nella notte tra il 5 e il 6 maggio 2013, tra una domenica e un lunedì.
Il giudice Marco Bilisari ha condannato Livio Landi, 52 anni, e Riccardo Dondolini, 48 anni, entrambi grossetani: il primo, con applicazione della recidiva, a 3 anni, 10 mesi, 6 giorni e 800 euro di multa; il secondo, esclusa la recidiva, a 2 anni, 2 mesi e 600 euro di multa. Dovranno anche pagare le spese processuali e quelle di mantenimento in carcere.
I due erano stati arrestati dai carabinieri. Secondo l’imputazione sostenuta all’epoca dal sostituto procuratore Stefano Pizza, i due quella notte sarebbero entrati nei giardini di alcune abitazioni di via del Rovo, ad Albinia, dopo aver tagliato la recinzione di confine, e si sarebbero impossessati di 20 pezzi tra grondaie, tubi e discendenti (66 kg in tutto). La Procura aveva contestato loro anche la violazione di domicilio, proprio perché i furti sarebbero avvenuti dopo che i due erano entrati nei giardini di abitazioni private. Non erano ancora le 6 del mattino.
Landi e Dondolini erano stati fermati su un’auto, proprio alla Giannella, apparsa dall’esterno particolarmente carica nella parte posteriore: e dal baule erano spuntati fuori gli oggetti in rame. Un breve riscontro aveva permesso ai carabinieri di stabilire che si trattava di arredi portati via da alcune delle abitazioni nelle vicinanze, in quel periodo disabitate. Erano stati anche trovati e messi sotto sequestri alcuni attrezzi ritenuti utili per le operazioni di smontaggio.
I due erano stati arrestati e successivamente portati davanti al giudice: questi aveva convalidato il provvedimento e li aveva rimessi in libertà, disponendo l’obbligo di firma per il solo Livio Landi, mentre per Riccardo Dondolini non aveva previsto alcuna restrizione. La misura era poi cessata con il tempo.
Di fronte al giudice dell’udienza preliminare i due imputati erano assistiti dall’avvocato Alessandro Ragazzini Fuligni.
(p.s.)
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