Il Tirreno

Grosseto

Minacce con il pennato a un uomo e a suo figlio

di Pierluigi Sposato

Sotto accusa un pensionato che aveva per hobby quello di fare il falegname I vicini si erano lamentati per il rumore e l’odore che provenivano dal laboratorio

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MASSA MARITTIMA. Una mattina del luglio 2013 era sceso di casa e aveva incrociato il vicino con il quale aveva a lungo protestato in precedenza. Questi, secondo l’accusa, l’avrebbe affrontato con un pennato, minacciando lui e il figlio di due mesi che conduceva nel carrozzino: «Vedi questo? Con questo ti taglio il collo a te e a quello stupido che hai dentro il carrozzino».

L’uomo, spaventato, era andato dai carabinieri a sporgere querela. E oggi Piero Orsini, 78 anni, abitante a Massa Marittima, è imputato di minacce aggravate dall’uso dell’arma. È stato lo stesso querelante, costituitosi parte civile con l’avvocato Patrizia Fabiani, a spiegare i particolari di quella mattina alla vice procuratrice onoraria Fidelia Dompetrini. Aggiungendo che nei confronti di Orsini aveva presentato sei esposti («a carabinieri, Asl, polizia municipale, Comune e assessore all’ambiente») perché in un fondo nella stessa loro via quell’uomo esercitava per hobby l’attività di falegnameria: «Segava tutto il giorno, usava vernici e solventi. Rumore e odore erano insopportabili. Non si potevano nemmeno tendere i panni. Lì non era stato possibile portare a termine la gravidanza di mia moglie. E anche dopo, mio figlio non poteva dormire».

L’uomo ha aggiunto che si era posto di fronte al carrozzino, temendo che le minacce potessero concretizzarsi, e che aveva urlato a Orsini «non devi permetterti, non avvicinarti». Ha raccontat anche di aver rifiutato di seguire il pensionato nel fondo, dove sarebbe dovuto avvenire un chiarimento.

Successivamente, l’uomo aveva portato a casa dei suoceri il bambino e poi era andato dai carabinieri. Dalla finestra, dove si posizionava ogni volta che marito e figlio uscivano, la moglie aveva assistito alla scena. E in aula ha confermato le parole del marito. Ha poi chiarito che la situazione è cambiata perché Orsini ha dato in affitto la sua casa sopra il fondo e che in quel laboratorio, che esiste ancora, non viene più esercitata alcuna attività.

Chiamato dal difensore di Orsini, l’avvocato Anna Maria Caivano, è comparso di fronte al giudice Giovanni Puliatti un maresciallo dei carabinieri della Tenenza di Massa Marittima. Gli è stato chiesto se è vero che Orsini si era rivolto a loro per delle lamentele: «Sì, venne per raccontare che gli era stato gettato un secchio d’acqua in testa, ma non denunciò nulla. Io convocai entrambi in caserma perché si riconciliassero: si strinsero la mano e promisero che sarebbero andati d’accordo».

Un accordo che sembra ancora possibile: il giudice ha aggiornato il processo a febbraio, raccomandando che le parti - visto che adesso le famiglie non sono più vicine - trovino una strada per chiudere diversamente il procedimento.

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