Sicurezza
«I rifugiati? Gironzolano sempre da soli»
Prata, dubbi degli abitanti sui progetti di integrazione della Partecipazione e Sviluppo di Lucca
PRATA. È facile trovarli a spasso per i vicoli, al bar, lungo la passeggiata che si affaccia su una valle sconfinata. Ma è altrettanto facile trovarli vicino al grande ponte, in fondo al paese, a fare l’autostop, in cerca di un passaggio che li porti a Follonica o comunque verso la costa. Parliamo dei migranti. «Sono quasi sempre da soli: nessuno sa dove vanno e quando tornano» dicono a Prata, l’ultima frazione massetana rientrata nel progetto di accoglienza profughi. I residenti hanno diversi dubbi su come si stia svolgendo questo progetto nel loro borgo, in cui è ospitata una ventina di persone, soprattutto donne: da come vengano seguiti gli esuli a quali attività vengano svolte per la loro integrazione.
Allo stesso tempo, però, i pratigiani hanno anche una certezza: «Sono dei bravissimi ragazzi, molto educati e disponibili» spiega un gruppo di pensionati seduto al tavolo di un bar. «I dubbi semmai sono legati a come questi ragazzi vengano gestiti» spiega un residente.
Sono chiarimenti che i residenti hanno richiesto all’associazione che si occupa dell’accoglienza nei centri massetani: la Partecipazione e Sviluppo di Bagni di Lucca, anche se non è dato sapere per quanto ancora resterà ad operare su Prata. L’associazione infatti è stata esclusa dall’ultimo bando indetto dalla Prefettura di Grosseto per l’accoglienza, ma – nonostante questo – la situazione è ferma in uno stallo, così continua ad occuparsi di circa centocinquanta profughi sulle Colline Metallifere a fronte di un incasso di fondi europei (dal 30 giugno, cioè da quando sarebbe dovuta scadere anche l'ultima proroga) superiore ai 400.000 euro.
«Non è chiaro cosa accadrà dato che l’associazione è stata esclusa dal bando» continuano i residenti. Lo hanno chiesto anche il responsabile di Progetto e Sviluppo ormai trapiantato a Prata, Marco Tronchetti. «Lui ci ha spiegato quelli che sono i compiti che fanno capo all’associazione – spiega un altro residente – Ossia la logistica e i corsi di lingua italiana». Punto.
«Senza contare poi che lui è l’unico responsabile dell’associazione – prosegue – Come fa una persona sola a stare dietro a tutti e venti?». Eppure il piano d’accoglienza alla base degli stanziamenti europei prevede una serie di attività per l’inserimento sociale degli esuli, specialmente per le parti ritenute «deboli», quali donne e bambini.
«Non credo facciano attività di questo tipo – continuano dal paese – Anche perché spesso sono in giro». Quasi nessuno dei venti profughi accolti a Prata parla ancora italiano. Il gruppo è composto prevalentemente da donne nigeriane con età comprese tra i 18 e i 23 anni (a cui se ne aggiunge una di 35) e quattro uomini pakistani. Ma originariamente non era così composto: le donne sono arrivate i primi di agosto dalla Ruggionosa e poco dopo sono stati affiancati due uomini: gli stessi che alcuni giorni fa hanno dato vita a una rissa, per poi essere allontanati. E al loro posto sono arrivati i pakistani. «Non sappiamo dove siano finiti – continua il residente –Lo abbiamo chiesto al Comune, ma ci ha risposto che non ha competenza sull’accoglienza: è tutto in mano alla Prefettura». Allora hanno provato a chiederlo all’associazione stessa, ma non ci sono stati chiarimenti. «Noi li vediamo soprattutto la mattina – continuano a Prata – Prendono il pullman o fanno l’autostop per andare a Massa o a Follonica». Il che è perfettamente regolare, dato che nelle ore diurne gli esuli hanno libertà di movimento. «Sembra però che a volte qualcuno non rientri e stia fuori tutta la notte» concludono i residenti.
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