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I marittimi scendono di nuovo in piazza

I marittimi scendono di nuovo in piazza

Porto Santo Stefano, fissata una manifestazione a Roma per il 15 novembre. Scotto: «Ora o mai più»

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PORTO SANTO STEFANO. I marittimi scendono ancora in piazza. Dopo la manifestazione del 3 febbraio nel piazzale Candi di Porto Santo Stefano, da cui nacque l’omonimo “Coordinamento nazionale marittimi 3 febbraio”, i naviganti – non solo dell’Argentario, ma di tutta Italia – tornano a mostrare il loro dissenso.

Un sodalizio mette insieme l’Associazione Marittimi Argentario, l’A.Ma.Di nazionale di Rapallo e l’A.Ma.Di Campania, l’Associazione Marittimi Tirreno Centrale con sede a Terracina, la Lavoratori Marittimi Costa Tirrenica con sede a Viareggio, Amare Gaeta, Italian Yacht Masters con sede a Loano (Savona), collegio Capitani Procida e associazioni marittimi Isola d’Ischia. Dopo un continuo incrocio di pareri e opinioni fra le associazioni che lo compongono, il sodalizio ha deciso di scendere in piazza martedì 15 novembre a Roma, di fronte al ministero delle infrastrutture e dei trasporti, assieme ai marittimi provenienti da tutto lo Stivale.

«I marittimi del traffico e del diporto – spiega il presidente del Coordinamento, Luigi Scotto – si ritrovano uniti nel subire le incomprensibili e discriminanti interpretazioni, sempre peggiorative, degli adeguamenti richiesti da Manila 2010. Rileviamo un’intollerabile discriminazione dei marittimi italiani nei confronti dei loro colleghi di altre nazioni: significa, nel migliore dei casi, la perdita di competitività nel mercato del lavoro, e nel peggiore l’impossibilità di lavorare e quindi di garantire continuità economica alle proprie famiglie».

Sotto accusa ci sono le interpretazioni del Ministero riguardo agli adeguamenti previsti dopo Manila 2010, e che penalizzano i marittimi italiani rispetto a quelli degli altri paesi. «A questo punto non ci sono più alternative – aggiunge Scotto – Se il Ministero non è in grado di tutelare i marittimi italiani, tocca ai marittimi stessi far sentire la propria voce. La quasi totalità del personale navigante su Monte Argentario che naviga su imbarcazioni da diporto non commerciale, ad esempio, sarà impossibilitato a rinnovare il certificato commerciale, perdendo dei due certificati l’unico internazionale riconosciuto dall’Imo. In molti sono costretti a prendere titoli inglesi».

Il Coordinamento lancia un appello. «Colleghi, se non ci facciamo sentire questa volta, al Ministero non ci prenderanno mai più sul serio. Se non siamo in grado di impedire questo massacro, allora dobbiamo stare zitti e subire per il resto della nostra vita. È giunto il momento di tirare fuor il carattere. O stiamo con la schiena dritta questa volta o staremo piegati tutta la vita».

Andrea Capitani

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