Il dolore
Auto danneggiate, Cgil: «Intimidazione»
Due specchietti rotti in due giorni e cavetti di rame tagliuzzati. Il segretario: «Forse il simbolo di un innesco esplosivo»
GROSSETO. Due giorni fa lo specchietto di un’auto spaccato. Ieri lo specchietto di un’altra auto divelto. Ma soprattutto alcuni cavetti di rame tagliati, ritrovati vicino alla macchina, che agli occhi dei proprietari somigliano a un innesco esplosivo.
Le prove non ci sono (ancora) né ci sono stati avvertimenti. Ma per la Cgil quello che è successo in questi due giorni ai danni di due sue auto di servizio parcheggiate davanti alla sede grossetana di via Repubblica Dominicana ha tutta l’aria di essere un atto di intimidazione. «Un evidente atto di intimidazione», dice il segretario della Camera del lavoro di Grosseto Claudio Renzetti.
La scoperta l’ha fatta ieri mattina alle 8, all’apertura degli uffici, il personale del sindacato. Una delle due Fiat Punto che si trovavano nel parcheggio davanti alla sede aveva lo specchietto sradicato e buttato per terra.
«Il giorno prima – spiega Renzetti – quando abbiamo trovato il vetro spaccato, non abbiamo nemmeno sporto denuncia. Abbiamo pensato si trattasse di qualche vandalo. Oggi (ieri) però un nuovo episodio. E, per di più, solo alle auto della Cgil, mentre alle altre quindici che erano parcheggiate non è successo niente». Le auto, spiega ancora Renzetti, non hanno contrassegni della Cgil. Sono auto anonime. Se fosse confermata l’ipotesi di un gesto volontario, significherebbe che l’autore ha tenuto sott’occhio le attività fatte con quelle auto. Conosce gli spostamenti dei sindacalisti.
Ma cosa potrebbe aver mosso la sua mano? «La Cgil – dice Renzetti – è un sindacato che ogni anno in provincia di Grosseto gestisce circa 300 vertenze. E alcune sono molto grosse. Siamo un’organizzazione costantemente esposta su tanti fronti sociali perché ci mettiamo sempre la faccia e non rinunciamo mai a dire cosa pensiamo, come sulla difesa dei valori antifascisti della Costituzione, o a denunciare abusi e situazioni di illegalità, come abbiamo fatto nel caso del caporalato in agricoltura. Quando la nostra gente ha documentato le condizioni indegne dei lavoratori reclutati dai caporali, costretti in centinaia a dormire in accampamenti posticci vicino all’ippodromo e all’argine dell’Ombrone, o ha denunciato azioni di reclutamento nelle vicinanze dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo».
E proprio quelle due auto, spiega ancora Renzetti, sono state utilizzate anche per appostamenti notturni nelle campagne.
«Minacce esplicite non ne abbiamo ricevute, non recentemente – dice Renzetti – e problemi con imprenditori poco simpatici ce li abbiamo da sempre, e li abbiamo sempre gestiti. Ma questi atti d’intimidazione ci motivano ancora di più a insistere nella nostra azione».
La cosa che più inquieta il segretario, però, sono quei cavetti di rame. «Per me simboleggiano un innesco esplosivo – dice –. Io, per lo meno, gli do questa chiave di lettura».
La Cgil ha sporto denuncia contro ignoti. Le indagini sono affidate alla Digos e alla polizia scientifica, che ieri hanno fatto i rilievi. Da capire se la zona sia coperta da qualche telecamera di sorveglianza e se questa possa aver ripreso immagini utili alle indagini.
Al momento, però, l’autore o gli autori del gesto rimangono sconosciuti. «Non ho idea di chi possa essere stato, non me la sono fatta e non sono abituato a farla. Di gente alla quale rompiamo le scatole ce n’è tanta. Può essere stato chiunque. Sicuramente però è un bischero».
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