Il Tirreno

Grosseto

La centrale dello spaccio era nella pineta

di Pierluigi Sposato
La centrale dello spaccio era nella pineta

Quattro ordini di arresto al termine delle indagini della guardia di finanza: hashish e cocaina tra Castiglione e Follonica

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La posizione era stata scelta accuratamente: l’interno di una pineta lungo la strada delle Collacchie, tra Follonica e Castiglione della Pescaia, all’altezza di una piazzola. E anche gli stessi protagonisti avevano adottato alcuni accorgimenti per cercare di evitare di essere scoperti. Ma tutto quell’andirivieni non poteva non essere notato dagli uomini della guardia di finanza, che del resto già da un po’ seguivano gli spacciatori. Le intercettazioni telefoniche e ambientali - oltre ai riscontri provenienti dai consumatori - avevano fatto il resto.

È durata quasi un anno - e non è ancora del tutto terminata (ed è per questo che al momento non è possibile fare i nomi) - l’indagine delle fiamme gialle che, su ordinanza di custodia cautelare, ha portato in cella già da qualche settimana due uomini di nazionalità marocchina e agli arresti domiciliari un 39enne nativo di Massa Marittima. Una quarta persona, un marocchino di 30 anni, è latitante. Tutti indagati per spaccio di cocaina e di hashish. Due marocchini, 35 e 30 anni, sono sospettati di aver ceduto quantitativi di hashish (da pochi grammi fino a 1,4 kg) e di cocaina (pochi grammi alla volta). Un terzo, 41 anni, di aver accompagnato i primi due alla postazione, di averli riforniti costantemente di sostanza stupefacente, di aver spacciato lui stesso, di aver recuperato i crediti del traffico, i cui proventi erano poi stati spediti in patria attraverso un money transfer. Il massetano infine avrebbe avuto il compito di accompagnare i primi due e di assicurar loro cibo e bevande (avrebbero dormito in tenda, d’estate), di trasportare la droga e di far da tramite con i consumatori, procurandone anche, in cambio di forniture gratis o a prezzo ridotto. Un’attività che, secondo la Procura, sarebbe andata avanti da due anni.

Alcuni controlli e arresti (novembre 2015, gennaio 2016 e aprile 2016 - in quest’ultimo caso si tratta dell'acquisto di 1,4 kg di hashish per 5.800 euro) non divulgati all’epoca avevano permesso ai militari di focalizzare l’attenzione su quei cittadini originari del Marocco che avrebbero spacciato anche nel corso dei primi mesi del 2015 (è il caso di 1 kg di hashish ceduto per 2.800 euro). I consumatori, tra cui una coppia di fidanzati, avevano fatto i nomi (se li sapevano), avevano riconosciuto in foto gli spacciatori, avevano dato numeri di telefono, avevano indicato la piazzola, avevano fornito cifre e quantitativi, avevano precisato le modalità: occorreva entrare nella macchia, contrattare, aspettare che lo straniero tornasse con la droga, pagare.

Dalle intercettazioni sono spuntati fuori, naturalmente, i codici: «tre intere» voleva dire tre grammi di cocaina, «due pesati» due grammi e così via. A volte non c'era nemmeno bisogno di aggiungere altro al numero: «5», «10», perché lo spacciatore aveva già capito la quantità. E quando la guardia di finanza aveva sentito «dico di mandarti 10.000…» era chiaro, nota il gip, che si trattava di 10.000 euro: e trattandosi di persone che non avevano un lavoro era chiaro che si trattava di proventi illeciti.

Il terzo straniero e il massetano avrebbero svolto lo stesso compito di rifornimento, alternativamente. Il gps piazzato sull’auto del marocchino avrebbe confermato la presenza di questi nei luoghi dello spaccio mentre per il massetano sono ritenute maggiormente indiziarie le conversazioni intercettate con uno dei due spacciatori nella pineta. Gli investigatori ne hanno anche ricavato l’attenzione posta dagli indagati (che conoscevano le auto di copertura) nel cercare di evitare i posti di blocco, con giri più lunghi per raggiungere la méta sulle Collacchie o tornarvene; lo scrupolo di raccomandare l’uso di messenger, piuttosto che le telefonate; le critiche ad altri connazionali che non avrebbero usato accorgimenti adeguati nell’attività di spaccio; l’insoddisfazione per aver venduto pochi grammi di droga per pochi soldi di fronte all’alto rischio di essere scoperti; le considerazioni sulle conseguenze in caso di arresto; le scuse da dare ai militari in caso di controlli; i commenti sulle notizie di arresti per operazioni antidroga comparse sui giornali.

Insomma, un quadro esaustivo che ha indotto il gip a ritenere esistenti i gravi indizi di colpevolezza alla base dei provvedimenti di arresto: il rischio che i quattro potessero continuare a spacciare, il supporto logistico assicurato, la considerazione che l’attività andava avanti da due anni, il pericolo di fuga (per gli stranieri). Al massetano è stata riconosciuta una capacità criminale inferiore e per questo gli sono stati concessi i domiciliari.

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