Il Tirreno

Grosseto

Lea Monetti: Eva contro Eva ai Bigi

Lea Monetti: Eva contro Eva ai Bigi

S’inaugura domani la personale di una maestra della scultura contemporanea

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Si inaugura domani e resterà aperta fino al 2 ottobre alla Chiesa dei Bigi la mostra “In principio fu Eva. E poi...”, opere di Lea Monetti.

Studente all’Accademia di Firenze e poi allieva di Pietro Annigoni alla “scuola della realtà” negli anni Settanta, Lea Monetti si afferma come pittrice e scultrice dagli interessanti approcci concettuali e materici. Considerata da critici come Vittorio Sgarbi tra i maggiori scultori del Novecento, esprime una cultura figurativa moderna, concentrata sullo studio delle figure femminili e testimone di una donna finalmente protagonista, consapevole della propria natura e pienamente realizzata. Contemporaneamente a questa mostra, Lea Monetti è presente alla Bia, la biennale internazionale arte e antiquariato presso palazzo Venezia a Roma e al Frieze Masters di Londra.

Due figure di Eva, una mitica e una contemporanea, si fronteggiano all’interno degli spazi suggestivi della Chiesa dei Bigi. L’Eva mitica, seduta su un cumulo di simbolici torsoli di mela, è rassegnata perché sa che il suo peccato è destinato ineluttabilmente a ripetersi. L’altra Eva, invece, su una teca di vetro che contiene un corredo di oggetti desunti dalla quotidianità del mondo contemporaneo. Sono uguali, nonostante l’incedere dei secoli. Sono entrambe nude, fragili, dimesse. La loro florida eleganza non dissimula la consapevolezza di vivere, da sempre, «una realtà crudelmente matrigna nei confronti delle donne in genere» (Giovanni Faccenda). Ma la speranza non è perduta e il riscatto è lì vicino: combattendo finalmente contro i demoni di una cultura opprimente, il sacerdote della cultura greca Laocoonte diventa, con Lea Monetti, una madre trionfante nel gruppo di figure “terzine” (un terzo delle dimensioni del capolavoro greco scolpito, come Plinio afferma, da tre sommi artefici: Agesandro, Atanadoro e Palidoro). Sotto gli occhi modellati nello stucco di sante e madonne, il destino di emancipazione delle donne si compie in un atteggiamento maschile di violenza e ribellione.

Il Laocoonte in bronzo nasce nel 2015 da un’idea suggerita all'artista da Marco Fabio Apolloni, fondatore della Galleria del Laocoonte di Roma, specializzata in arte figurativa italiana del primo Novecento, in cui sono ammessi a esibire solo pochi artisti contemporanei capaci di misurarsi in modo originale con la tradizione classica della civiltà artistica del nostro Paese.

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