Gioco
Il polo di Cinigiano è ancora in stand-by
Nessuna assunzione a 7 mesi dal taglio del nastro, ma i vertici assicurano: «Abbiamo avuto una cinquantina di commesse»
CINIGIANO. «Siamo nella fase di riscaldamento. Abbiamo tanti contatti con le aziende, ma lavoriamo su un turno, non su tre». Stefano Petrella, professione ingegnere, non nasconde un filo di delusione anche se è consapevole che la strada da percorrere è ancora lunga e l’ottimismo per il futuro non manca. Petrella fa il coordinatore dei lavori al polo tecnologico di Borgo Santa Rita, a Cinigiano. Il polo è ancora fermo a livello di start up. Certo. Forse è troppo presto per fare un resoconto. Sicuramente sette mesi di attività sono troppo pochi per guardarsi intorno e allacciare l’economia del territorio ai progetti di ricerca.
Il raggio di azione del polo tecnologico corre su un arco temporale molto più lungo: 10 anni. E le ambizioni sono altissime. «Oserei dire di livello europeo – azzardò a dire a ridosso dell’inaugurazione febbraio Fosco Tosti, l’imprenditore e capofila del consorzio Certema gestore del centro di ricerca. Diventare da qui a 10 anni il centro di riferimento nazionale e internazionale per la sperimentazione e l’innovazione tecnologica in una marea di settori strategici per l’economia del futuro: dalla chimica alla meccanica, dalla domotica alla robotica. Per non parlare delle rinnovabili, la nautica, i materiali compositi, l’automazione, l’elettromeccanica e le scienze della vita.
È un obiettivo di alto livello, non c’è dubbio. Peccato però che al momento le ricadute risultino poche o nulle sul territorio. I benefici occupazionali sulle aziende dalle attività di laboratorio del polo tecnologico di Borgo Santa Rita o non ci sono o sono molto limitate. È vero che il centro di ricerca è altra cosa. «Non è un sito di produzione industriale» evidenzia Petrella. Ma è quantomeno curioso che venga segnalato dal consorzio Certema, nato ad hoc per gestire il polo, tanto interesse – «Abbiamo avuto una cinquantina di commesse» dice Petrella – quando poi non risulta alcun effetto positivo sul territorio.
Mettiamo in fila le attività svolte. Una ditta di Umbertide ha provato le sue attrezzature in camera climatica, poi c’è stato un po’ di lavoro per la Kelly – Officina autoelettrica, una delle imprese che fanno parte del consorzio. C’è una startup di Grosseto nel fotovoltaico che ha usufruito dei macchinari del polo di Cinigiano. Si sono affacciate al laboratorio le università di Pisa, Firenze, Roma, Perugia. Sempre dal capoluogo di regione è arrivata una richiesta per la sperimentazione delle pompe industriali e chiedono aiuto anche dal paese terremotato di Amatrice. Un gran movimento all'apparenza.
Ci sono tante realtà che sembrano essere interessate a testare i loro progetti al polo di Cinigiano, ma di ricadute occupazionali sul territorio non se ne vedono. E non c’è neppure nessuno sviluppo economico per l’indotto.
Eppure l’investimento pubblico complessivo era stato di cinque milioni di euro per l’acquisto dei macchinari, di cui tre milioni e 800.000 sono stati finanziati dalla Regione, un milione e 187.000 euro con fondi Cipe (ministero dello sviluppo economico) e 12.000 euro dalla Provincia.
Nove sono stati gli anni di tira e molla per far partire il polo tecnologico. Ma la zona non è certo una delle migliori dove investire: tanta agricoltura e allevamento, un paesaggio e una natura mozzafiato arricchiti da una spolverata di turismo italiano, ma rimane marchiato a fuoco il bollino nero dell’Irpet: Amiatino, provincia di Grosseto, una delle zone più povere della Toscana con Massa-Carrara. E nella zona non c’è traccia di aziende che possano sviluppare le attività di laboratorio del Borgo Santa Rita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
