Sicurezza
Picchia la moglie e minaccia di strozzarla
A giudizio uno straniero di 45 anni, arrestato dalla polizia all’esito dell’ennesima aggressione
GROSSETO. «Non capisci niente». «Sei una donna, non riesci a capire». E poi offese. E ancora: «Tutte le donne sono uguali, non capisci niente». E giù botte. Calci e pugni dopo averla afferrata e gettata a terra. E nella maggior parte delle volte l’uomo era in stato di ubriachezza.
Vittima una donna marocchina di 51 anni. Imputato un connazionale di 45 anni, il marito. Quest’ultimo è stato rinviato a giudizio per maltrattamenti e lesioni. E anche per un episodio di resistenza a pubblico ufficiale, mentre mimava il gesto del taglio della gola. Quel giorno venne arrestato.
Ci sarà un processo, nel febbraio prossimo, per queste accuse, relativi a fatti avvenuti in un arco di tempo compreso tra il luglio 2014 e il gennaio 2015. Lo ha stabilito il giudice Marco Bilisari, che ha accolto le richieste della Procura: sarà il giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi a tenere il dibattimento.
Il primo episodio risalente nel tempo è del luglio 2014: un episodio di lesioni. Calci e pugni al volto e a una gamba, traumi giudicati guaribili in cinque giorni. Le altre imputazioni sono tutte relative al 20 gennaio 2015. Quel giorno ci furono altre botte al volto e a un braccio, con 10 giorni di guarigione per i traumi causati dall’aggressione. Un’aggressione che, a differenza di altre, non era stata passata sotto silenzio. Quel giorno era anche intervenuto un equipaggio delle Volanti della polizia di stato, con tre agenti, per soccorrere la donna. Quando l’uomo li aveva visti avrebbe cercato di opporsi in tutti i modi all’intervento: avrebbe urlato frasi incomprensibili (in arabo) con fare aggressivo, avrebbe mimato il gesto del taglio della gola, si sarebbe divincolato con la forza dalla loro presa. Lo straniero venne arrestato.
Era stato in quella circostanza, quando la donna aveva sporto querela, che erano venute fuori le storie del passato: le minacce di buttarla fuori di casa, di strozzarla, di farle del male se lei l’avesse lasciato, come del resto aveva prospettato più volte, ormai esasperata. E poi le frasi offensive. E poi le botte. Anzi, la donna era tornata davanti alla polizia giudiziaria per integrare le prime dichiarazioni. Agli atti del fascicolo ci sono anche i certificati medici. Secondo il giudice dell’udienza preliminare ci sono sufficienti elementi per sostenere un dibattimento.
(p.s.)
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