Sicurezza
Il Parco dell’Immaginario dimenticato nel degrado
GROSSETO. Ricordate quanto era bello il Parco dell’Immaginario una decina di anni fa? Era. Se ci siete passati di recente, vi sarete accorti come è ridotto adesso. Se n’è accorta Giulia Tonini, una...
GROSSETO. Ricordate quanto era bello il Parco dell’Immaginario una decina di anni fa? Era. Se ci siete passati di recente, vi sarete accorti come è ridotto adesso. Se n’è accorta Giulia Tonini, una studentessa grossetana di 23 anni, che ci ha mandato un po’ di scatti del prima e del dopo – dal 2006 ad oggi – dell’area verde di via Merloni, dietro il nido Mimosa.
Giulia ha fatto di più: il 5 settembre ha anche scritto al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «Egregio Signor Sindaco – ha esordito la giovane – La contatto perché da tanti anni non viene mantenuto in uno stato decoroso il Parco dell’Immaginario». «Il parco non è sicuro – ha aggiunto – C’è immondizia e vegetazione non controllata. Le strutture presenti nel parco sono molto pericolose, per via della tanta ruggine che le ricopre e per la scarsa stabilità. I bambini del nido Mimosa sono esposti a rischio, visto i tanti animali (striscianti e non) che possono oltrepassare la rete di recinzione del nido». Giulia pensa a serpentelli e ratti.
«È un peccato che un parco così grande e con tante potenzialità – nota la ragazza – venga lasciato in degrado e non venga riqualificato come semplice parco o, ancora meglio, come parco giochi, visto le tante famiglie con figli che abitano nel quartiere. Le strutture oramai sono da rimuovere e la vegetazione deve essere assolutamente tagliata».
«Spero che la mia richiesta venga ascoltata» conclude la studentessa che anche al sindaco allega le foto del confronto tra gli anni d’oro del parco e oggi. anni passati.
«Non mi ha ancora risposto – osserva – ma il sindaco ha da fare tante cose» aggiunge speranzosa.
Prima Giulia abitava nelle vicinanze del Parco, adesso non ci abita più, ma è un percorso gradevolmente obbligato per andare a trovare la nonna.
«Io sono alta un metro e sessantacinque – dice – e c’è dell’erba che in alcuni punti è più alta di me». Insomma, un Parco che era così bello e dal nome così evocativo, per di più vicino ad un luogo frequentato quotidianamente dai bambini, non può essere lasciato nel dimenticatoio: è la speranza di Giulia. E non solo la sua.
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